Profilo urbanistico del centro abitato e analisi del territorio comunale
[©1998]



Il territorio del comune di Cellole, a nord della provincia di Caserta, ha un'estensione di 35 Kmq. ed è situato nella distesa pianeggiante degradante fino al litorale, compresa tra il monte Massico, il massiccio di Roccamonfina e il fiume Garigliano, all’interno di un confine ritagliato artificialmente sulla carta in occasione del distacco avvenuto nel 1975 dall’originario comune di Sessa Aurunca da cui è delimitato su tre lati, mentre a ovest confina con il mar Tirreno.

Il contesto territoriale nel quale è inserito detto limite è molto interessante per l’ubicazione sul confine campano con il Lazio e per la caratteristica di comprendere insieme costa e collina, formanti raccordo con la zona interna a nord della Campania.

Oltre che il centro capoluogo, il territorio comunale comprende due frazioni [Casamare e Borgo Centore] e due villaggi turistici [Baia Domizia sud e Baia Felice].
Al suo interno è presente anche una zona di fascia costiera di notevole interesse paesaggistico e ambientale.


limite territoriale comunale


Il litorale è caratterizzato da una lunga spiaggia sabbiosa che si estende per circa 4,5 km. lineari, alternandosi ampie zone libere ad altre con moderni impianti ricettivi.
Allontanandosi dall'arenile, s'incontra la duna sabbiosa popolata da una gran varietà di piante psammofile della macchia mediterranea.
La fascia di vegetazione dietro la spiaggia è ricca di arbusti, eucalipti e pini propri della zona mediterranea.
A ridosso della pineta si trovano i villaggi di Baia Domitia e Baia Felice, perfettamente integrati nell'ambiente costiero e in grado di ospitare circa 40.000 presenze giornaliere.

borgo centore
fascia costiera


Il territorio di Cellole è completamente pianeggiante e comprende anche delle zone depresse rispetto al livello del mare (il cosiddetto pantano).
Esso è attraversato dai canali naturali di bonifica di preesistenza ormai storica ai quali, insieme alle idrovore, è affidata la fondamentale funzione di difesa e di drenaggio del suolo.

Cellole si inserisce nella maglia viaria interurbana mediante:
  • la strada statale Appia SS7 che lambisce il suo territorio a est e lo pone in relazione con Capua e Caserta a sud e con i centri del Lazio a nord;
  • la SS7 quater Domiziana che attraversa longitudinalmente il suo territorio nella parte sud e lo pone in comunicazione direttamente con la restante fascia costiera della provincia di Caserta fino a Napoli;
  • la SS430 Valle del Garigliano, che serve la zona meridionale della cittadina e pone in comunicazione la Domiziana con l’Appia e, ancora più a est, con la SS6 Casilina presso S.Vittore.
  • la linea ferroviaria Roma a Napoli, con la stazione di Sessa Aurunca che dista appena 2 Km dal centro urbano di Cellole.

L’origine di Cellole è quella di borgo agricolo e case sparse sorte nella zona di influenza del centro antico di Sessa Aurunca su preesistenze del periodo romano e preromano.
L’aggregazione spontanea è avvenuta su alcuni nuclei originari di epoca trecentesca, i quali costituiscono anche zone di interesse ambientale.

Si notano un rudere di chiesa nata (o ricostruita) nel ‘600, abbandonata e poi abbattuta recentemente, nonché una chiesa dell’inizio dell’800.
Si individuano anche quattro torri elementari: mentre per tre di queste non si hanno notizie certe e fondate, è invece stato possibile determinare con relativa sicurezza l'origine della quarta, conosciuta sotto il nome di Torre Antica o anche Torre del Parroco (di proprietà della Parrocchia di Santa Lucia, diocesi di Sessa Aurunca) grazie all'acquisizione di nuovi dati conoscitivi emersi durante i lavori di restauro realizzati dal Comune tra dicembre del 2014 e ottobre del 2015.

Il crollo imprevisto di un tratto superiore del rivestimento murario del basamento, verificatosi nel corso delle operazioni di pulizia, ha messo in luce un'apertura che forse costituiva l'angusto e originario accesso alla torre, facendo emergere una costruzione preesistente al periodo tardo-cinquecentesco che, unitamente alla presenza delle merlature sulla sommità e al rinvenimento di una fodera muraria interna costruita in tempi successivi per assicurare l'appoggio delle due volte che hanno sostituito gli originari impalcati in legno, frequenti nelle torri normanno-sveve dei secoli XI-XIII, hanno indotto a ritenere non soltanto che la torre non è attribuibile ad un intervento costruttivo pertinente ad un unico e ben determinato periodo storico ma che è molto più antica di quanto si fosse fino ad ora presunto e risalente con molta probabilità proprio all'epoca normanno-sveva (secoli XI-XII).

Elemento storico significativo e di alto valore simbolico e identitario per la comunità, la costruzione presenta una pianta rettangolare che alla base misura mt 8,70 x mt 7,10, con un'altezza di mt 11,50. Si compone di tre livelli (con il piano terra sottoposto rispetto alla quota della piazza) consistenti in unici ambiente rettangolari coperti, rispettivamente, da una volta a botte, una a padiglione e infine un tetto a due falde in travi di legno e tegole marsigliesi.

I nuovi dati emersi nel corso del restauro permettono di ipotizzare che la torre sia stata edificata tra l'XI e il XII secolo, con finalità difensive e di controllo del territorio, per la trasmissione dei segnali di avvistamento di aggressioni da mare, inviati dalla Torre di San Limato (in località Baia Felice) e dalla Torre Pandolfo (alla foce del Garigliano), all'abitato di Sessa Aurunca ubicato lontano dal litorale. In questo periodo la costruzione presentava pareti completamente verticali. Sui prospetti esterni vi erano strette feritoie mentre sulla sommità era presente una merlatura squadrata, ben visibile sul lato che da su piazza Compasso. Gli impalcati intermedi e di copertura erano realizzati con strutture di travi e tavolati lignei, con ripide scale di collegamento ugualmente in legno. L'accesso avveniva con una scala anch'essa in legno, ritratta poi all'occorrenza.
Tra la fine del sec. XV e il sec. XVI, a causa del deterioramento degli impalcati, le strutture lignee furono sostituite con volte in muratura (di tipo a botte per il piano terra e a padiglione per il primo piano). Per sostenerne la portata, non potendo fare affidamento sullo spessore esiguo della muratura originaria della torre, non solo la parte basamentale della torre venne rivestita con una muratura conformata a scarpa, in modo da realizzare una sorta di contrafforte continuo su tutti e quattro i lati, ma alle pareti interne fu aggiunta anche una fodera muraria. L'ambiente del piano terra per motivi di difesa era accessibile solo dall'alto mediante una botola in legno, mentre un'altra botola ricavata nell'angolo sud-est della volta a padiglione consentiva l'accesso al secondo piano. Sempre in questo periodo si ritiene che sia stata anche innalzata la quota del solaio di copertura e realizzata la colombaia composta da tre file sovrapposte di cellette (di cm 23 di larghezza x cm 20 di altezza) ricavate nello spessore della nuova muratura aggiunta a quella originaria.
Nel periodo che va dal XVII al XVIII secolo, cessate le esigenze di difesa, vengono anche realizzate le aperture di balconi e vani di comunicazione con i corpi di fabbrica addossati ai lati e sul retro della torre che permettevano il collegamento con i piani superiori (rappresentati in una rara fotografia risalente ai primi decenni del '900). Inoltre, viene anche aperto il vano di ingresso al piano terra, murando la botola che vi consentiva la discesa dall'alto, e realizzato il balcone sostenuto dall'arco in muratura presente sul prospetto che da su piazza Compasso. In tal modo veniva modificata la destinazione d'uso della torre da presidio posto a controllo del territorio ad abitazione inserita nel tessuto urbano, che da borgo rurale stava acquisendo la conformazione di centro abitato.
Appartengono invece al periodo che va dal sec. XIX gli interventi di rifacimento della facciata orientale della torre, quella rivolta verso l'attuale piazza Compasso, consistenti nella realizzazione di un rivestimento di intonaco in rosso pompeiano della parete sovrastante il basamento a scarpa, contornato da una cornice in stucco di colore bianco, e di due nicchie absidate ai lati del balcone. Vengono anche chiusi i fori della colombaia per rafforzare le pareti e prolungate le falde del tetto in legno e tegole. Il piano terra della torre diventa un locale di sgombero, mentre il primo piano è utilizzato dal parroco della vicina chiesa di S. Lucia (donde la denominazione Torre del parroco), che vi accedeva mediante una scala ed una passerella entrambe in legno poste sul prospetto ovest.
L'ultima fase di intervento risale alla fine del secolo scorso, a cavallo degli anni '80, ed è caratterizzata dalla demolizione dei corpi di fabbrica aggiunti nell'ambito di un progetto di riqiualificazione della piazza con la costruzione di un giardino pubblico e dall'isolamento della torre.


Torre Cerrito in piazza Compasso

I tre nuclei costituenti il centro abitato originario (Aurunci, Treuci e Lupoli) furono collegati successivamente dal corso Freda, finito poi per costituire l’asse di sostegno della vita sociale e commerciale e supporto di ulteriori insediamenti pure originari.
Fuori del perimetro urbano si riscontrano alcune tracce di antichi episodi anche dell’epoca bizantina (cappella di S. Marco, chiesa di S. Vito sull’Appia antica, vari casolari come Borgo Centore e Tre Ponti).

Il monumento cristiano più significativo è senza dubbio la cappella di San Marco, la cui costruzione originaria risale al IV-V secolo.
La venerazione di San Marco è probabilmente da attribuire ad un passaggio dell'apostolo Pietro nelle zone, seguito dall'evangelista Marco.

Questa piccola chiesa, attorno alla quale si sviluppò il primo centro abitato di Cellole, fu l'unica parrocchia sino al secolo XVI, quando, a causa di numerosi dissesti idrogeologici (straripamenti del Garigliano per mancanza di manutenzione degli argini), fu spesso soggetta ad allagamenti. In seguito a ciò, nel 1610, il Vescovo di Sessa Aurunca ne soppresse il titolo parrocchiale.
Nel secolo XVIII, durante le incursioni francesi nell'area sessana del 1799, per un evento straordinario legato alla venerazione della Madonna di Costantinopoli (ancora oggi venerata), il piccolo casale di Cellole fu risparmiato dal saccheggio.
Fino alla metà di secolo XX la chiesa accoglieva pii fedeli, selezionati dal popolo di Cellole, in base a virtù morali, civili e religiose, che conducevano una vita quasi eremitica.
La Chiesa si presenta come una mini basilica orientale a struttura rettangolare.
Il presbiterio termina con un abside a forma semicircolare.
Sul lato sinistro, si eleva, per un'altezza di circa 14-15 metri, un piccolo campanile.
In essa sono presenti numerosi resti di affreschi:

  • quelli dell'abside (dedicatoria in latino; affreschi ornamentali; coppie di piedi; resti di elementi di figure umane);
  • un grifone con un corpo di un quadrupede con sembianze di leone alato avente un testa d'aquila, e la lingua che fuoriesce dal becco;
  • un Nodo di Salomone;
  • Tre oranti;
  • un affresco con evidenti caratteristiche bizantineggianti, raffigurante Maria con il Bambino Gesù sulle ginocchia, con al lato sinistro S. Marco e, al lato destro, S. Sebastiano.

facciata della chiesa di San Marco


La Chiesa di S. Marco è, ancora oggi, centro di particolari manifestazioni di pietà popolare, legate ad un'antica processione tipica del paese.
Inoltre, il Grifone passante, che vi è raffigurato all'interno in un antichissimo affresco dell’XI secolo, ha ispirato l'autore dello stemma comunale . Animale chimerico metà aquila e metà leone, simboleggia la Custodia e la Vigilanza. Degli altri elementi presenti nello stemma: il cielo sereno per l’amenità del luogo; il mare e la pineta per gli insediamenti turistici; la terra ubertosa per i raccolti abbondanti.

    Un elemento di rilevante interesse sociale oltre che di indubbio valore storico è la vecchia piazza Chiesa (oggi piazza Compasso) costruita per collegare gli antichi quartieri Lupoli e Aurunci.
    La piazza, di forma trapezoidale, ha un'estensione di mq 1103 ed è delimitata da costruzioni che per lungo tempo hanno avuto grande importanza per il popolo cellolese: la Chiesa di S. Lucia, la vecchia scuola elementare (ora Biblioteca comunale), la Canonica, la torre di Cerrito e basse costruzioni. Anticamente la piazza era il centro della vita sociale del luogo.


    facciata della Chiesa di S. Lucia dalla villetta


    Sul lato nord della Piazza si erge la facciata laterale della Chiesa di S. Lucia, ultimata nel 1804, ora chiusa al culto perché pericolante.
    Su questo stesso fronte è presente un campanile alla cui sommità un orologio batte le ore e nella zona sottostante una fontana alla quale la popolazione attingeva l'acqua potabile fino agli anni '70.
    All'estremità occidentale, dove la piazza si va allargando, si erge isolata la Torre del Parroco, la vecchia Casa Canonica, una costruzione a base quadrata, quasi un tronco di piramide a due piani, resi eleganti da un leggero protiro.

    L’espansione recente più importante è avvenuta intorno al 1960 e, soprattutto, dopo la costituzione del comune, con la quale la cittadina ha cominciato a dotarsi delle fondamentali attrezzature e servizi.
    La tipologia originaria è quella a schiera con caratteri poveri, che si aggrega spontaneamente intorno a corti collettive che vengono a formare poli di vita associata e spazi di servizio residenziale, o intorno a orti.
    Esempi sporadici di case a corte si notano lungo il corso (che denotano appunto l’epoca posteriore) e di case a ballatoio che vanno scomparendo per effetto della modifica delle scale esterne.



    appunti di storia locale


    Tappe del processo di autonomia comunale

    Racconti della memoria
    [raccolta di testi degli alunni della scuola media]

    La fondazione del centro urbano e l'origine del toponimo

    Dinamiche economiche e demografiche dal 1975 al 1997

    I servizi alla persona dal 1975 al 2004