La fondazione del centro urbano e l'origine del toponimo
[©1998]


Prima della sua erezione a comune autonomo, avvenuta con legge regionale della Campania n. 7 del 21 febbraio 1973, Cellole era frazione di Sessa Aurunca perché fin dal periodo medioevale era stata inclusa nei domini dei signori di Sessa.

La sua storia, però, nei secoli che hanno preceduto il medioevo, è legata alla nascita e allo sviluppo sociale culturale ed economico dell’antica, ormai scomparsa, Sinuessa, fondata tra l'VIII e il VII secolo a. C. probabilmente da coloni greci, i Pelasgi, che nel loro navigare per il Mediterraneo, avevano fondato diverse città.

Al tempo della sua fondazione la città si chiamava Sinope, per la bellezza del suo sito che sorgeva alle estreme propaggini del monte Cicoli, nella zona pianeggiante in prossimità del mare che oggi viene indicata con il nome di Le Vagnole, non molto lontano da un’altra celebre città, chiamata Suessa. Per la sua posizione, Sinuessa era il primo centro che si incontrava sulla via Appia venendo dalla regione degli Ausoni.

Dell'antico insediamento greco di Sinope non esistono documenti ad eccezione delle pochissime notizie tramandateci da Livio. Sappiamo che, oltre ai greci, vi si stabilirono anche gruppi di ausoni, provenienti dalla zona del basso Garigliano. Per lungo tempo Sinope ebbe rapporti commerciali con la città di Suessa, con la quale stabilì anche vincoli di amicizia.

1- Zona dell'anfora con i manici
2- Zona dei blocchi poligonali
3- Zona del muro forato
4- Zona degli ex voto
5- Zona dei vasi e anfore
6- Zona dell'ancora in piombo
7- Zona del porto con la via selciata
8- Resti di fortificazioni e abitazioni


Quando i Romani, nella loro attività espansionistica e di conquista, giunsero nella valle del Garigliano, dopo alterne vicende di guerra in cui repressero brutalmente nel 314 a. C. prima gli Aurunci e poi gli Ausoni, che si erano sollevati approfittando della sconfitta subita da Roma durante la seconda guerra sannitica, assoggettarono al loro dominio anche Sinope e, come del resto accadeva in tutti i territori occupati, non solo non la distrussero ma, nell’economia della loro intelligenza politica di assorbimento degli abitati conquistati, ne potenziarono addirittura la prosperità.

Chiamatala Sinuessa, nel 296 a. C. vi dedussero una colonia marittima civium romanorum, anche allo scopo di presidiare militarmente la zona, che popolò l’ager sinuessanus, facente parte dell’ager vescinus appartenente all’antica città di Vescia, distrutta dai Romani e non più ricostruita.

Da questo momento la città di Sinope conobbe un periodo di lunga fortuna. Aveva templi eretti su colonne di granito e altri marmi preziosi, era adornata di statue e mosaici. Grazie al commercio dei vini, alle sue acque termali e alle sue spiagge divenne una località di soggiorno e di cura molto famosa, frequentata soprattutto dagli esponenti delle famiglie nobili della capitale, Roma. La particolare fertilità del suolo e la vicinanza del mare fecero sì che, in poco tempo, nella colonia di Sinuessa sorgessero le cosiddette Ville di Produzione, fornite di tutto l'occorrente per realizzare colture specializzate ed altamente produttive.

Nobili patrizi, imperatori e letterati dal II sec. a. C. in poi diedero lustro a questa città e al suo ager non solo con loro presenza, ma costruendo proprie dimore in tutto il territorio, come dimostrano molte testimonianze archeologiche presenti in tutta la zona.


resti di una villa romana in loc. S. Limato


In questo periodo le abitazioni occuparono anche le pendici più elevate sia del monte Petrino che del Monte Massico (lo testimoniano i ruderi di una villa trovata in località Colombrelli, dove fu rinvenuta la “Venere di Sinuessa”). Su questi monti si diffuse la coltivazione della vite che, in breve, fornì una rilevante produzione vinicola, tanto che la città fu rinomata per il vino Falerno. La ricchezza della città non fu legata solo alla produzione vinicola ma anche a quella dei cereali, dell'olivo e dell'allevamento del bestiame. Questi prodotti contribuirono alla ricchezza dei Sinuessani perché, ogni qualvolta sbarcavano le navi che provenivano dall’Oriente, con i loro carichi di spezie frutta esotica e stoffe di seta, essi diventavano merce di scambio. A ciò si aggiunga anche che la Via Appia , la “Regina Viarum”, attraversava la zona all’altezza del miglio CVI della strada Consolare, facilitando molto gli scambi commerciali e turistici.

Coinvolta dalle Guerre Puniche, la città fu saccheggiata da Annibale nel 216 a. C. e dovette sopportare molti sacrifici per il peso della guerra fino a quando i Cartaginesi furono sconfitti.

Anche Sinuessa ebbe il suo poeta, Sesto Turpilio, vissuto nella stessa epoca di Lucilio che era invece di Suessa. Il poeta Orazio invece cantava nelle sue poesie le lodi del vino Falerno e proprio a Sinuessa si ferma per incontrare Virgilio nel 174 a.C. Questo dimostra che la città era in pieno sviluppo, diventata luogo di traffici commerciali e centro attrazione turistica per molti personaggi famosi del tempo. Tanto che anche l’imperatore Claudio nel 54 si reca a Sinuessa per curarsi.

Nel I secolo d. C. il suo splendore di città richiesta per la sua amenità e con spiccata vocazione commerciale era destinato a crescere grazie alla realizzazione di un importantissimo nodo stradale, la Domitiana, che fu fatta costruire da Domiziano nel 96 d.C., dopo l’eruzione del Vesuvio, come collegamento stradale tra i due porti principali della Regione, Sinuessa, per l’appunto e Puteoli (Pozzuoli). Cosicché, molti uomini politici e influenti, tra i quali Cicerone Tigellino, uomo crudele e amico dell'imperatore Nerone, fecero a gara per costruirsi ricche ville e abitazioni per le vacanze in questa zona. Sinuessa continuò a crescere disordinatamente senza un piano urbanistico tanto che in poco tempo non ci fu più differenza tra il centro e la periferia.

Quando i Vandali saccheggiarono le coste mediterranee, Sinuessa fu gravemente devastata. Tra il II e il III secolo d. C. conobbe una fase di recessione economica e con molta probabilità già in questo periodo le strutture portuali della colonia cominciano a venir meno, insabbiandosi. La crisi agricola, da un alto, e la diminuzione degli interventi di manutenzione delle infrastrutture pubbliche, dall’altro, a causa anche delle crescenti difficoltà monetarie del potere centrale, determinarono la lenta e progressiva scomparsa di Sinuessa.

Nel 292 d. C. in Sinuessa furono martirizzati S. Casto, vescovo di Suessa, e S. Secondino, vescovo di Sinuessa.

Ma un fattore decisivo che accentuò questo fenomeno furono sicuramente le prime invasioni barbariche e le successive incursioni arabe che spinsero gli abitanti di Sinuessa ad abbandonare le terre, trasformatesi nel tempo in selve e acquitrini, e a rifugiarsi un po’ alla volta sul monte Petrino, dove edificarono un villaggio fortificato e la Rocca Petrina, nella quale fu trasferita la sede vescovile di Sinuessa.

Ma il colpo decisivo fu dato dai Longobardi che invasero la penisola nel 568. Già colpita duramente da terremoti tra il IV e V secolo e da un fenomeno di bradisismo, provocato dalla natura vulcanica del sottosuolo, che nel IX secolo inghiottì molti resti dell’antica città, sembra che con l’arrivo di questi nuovi barbari fu definitivamente distrutta e via via si andò perdendo il ricordo della zona precisa in cui era sorta.


Cellole in epoca Romana fu utilizzata come villaggio adibito, mediante appositi fabbricati divisi in celle o magazzini, al deposito e alla conservazione di generi alimentari, i quali venivano utilizzati per foraggiare i viaggiatori che percorrevano l'antica Appia che collegava Roma ai suoi domini dell'attuale meridione d'Italia.

Questo tipo di villaggio nel linguaggio curiale veniva detto "pagus Cellularum", da questo termine molto verosimilmente deriva il nome Cellole.

Con l'avvento dei Longobardi prima e di altre dominazioni poi, l'ager sinuessanus e l'ager vescinus si spopolarono e furono incorporati nel territorio di Sessa Aurunca che da quel tempo divenne unico punto di riferimento politico, sociale, economico e culturale.

Organizzato in casali, come risulta dal primo censimento della popolazione voluto nel 1447 dal re di Napoli, questi stessi casali, durante le ostilità tra i Marzano e Ferrante d'Aragona, furono depredati e devastati dalle truppe del sovrano; stessa sorte subirono, nel corso del XVI secolo, in seguito alle incursioni dei pirati e dei turchi.


appunti di storia locale


Tappe del processo di autonomia comunale

Racconti della memoria
[raccolta di testi degli alunni della scuola media]

Profilo urbanistico del centro abitato e analisi del terrritorio

Dinamiche economiche e demografiche dal 1975 al 1997

I servizi alla persona dal 1975 al 2004