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Profilo urbano e inquadramento territoriale
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Il territorio del comune di Cellole, a nord della provincia di Caserta, ha un'estensione di 35 Kmq. ed è situato nella distesa pianeggiante degradante fino al litorale, compresa tra il monte Massico, il massiccio di Roccamonfina e il fiume Garigliano, all’interno di un confine ritagliato artificialmente sulla carta in occasione del distacco avvenuto nel 1973 dall’originario comune di Sessa Aurunca da cui è delimitato su tre lati, mentre a ovest confina con il mar Tirreno.

Il contesto territoriale nel quale è inserito detto limite è molto interessante per l’ubicazione sul confine campano con il Lazio e per la caratteristica di comprendere insieme costa e collina, formanti raccordo con la zona interna a nord della Campania.

Oltre che il centro capoluogo, il territorio comunale comprende due frazioni [Casamare e Borgo Centore] e due villaggi turistici [Baia Domizia sud e Baia Felice]. Al suo interno è presente anche una zona di fascia costiera di notevole interesse paesaggistico e ambientale.


limite territoriale comunale

litorale domitio

Il litorale è caratterizzato da una lunga spiaggia sabbiosa che si estende per circa 4,5 km. lineari, alternandosi ampie zone libere ad altre con moderni impianti ricettivi.

fascia costiera
fascia costiera

Allontanandosi dall'arenile, s'incontra la duna sabbiosa popolata da una gran varietà di piante psammofile della macchia mediterranea.
La fascia di vegetazione dietro la spiaggia è ricca di arbusti, eucalipti e pini propri della zona mediterranea.


A ridosso della pineta si trovano i villaggi di Baia Domitia e Baia Felice, perfettamente integrati nell'ambiente costiero e in grado di ospitare circa 40.000 presenze giornaliere.

borgo centore
baia domitia

Il territorio è completamente pianeggiante e comprende anche alcune zone depresse rispetto al livello del mare, il cosiddetto pantano attraversato dai canali naturali di bonifica di preesistenza ormai storica ai quali, insieme alle idrovore, è affidata la fondamentale funzione di difesa e di drenaggio del suolo.

Cellole si inserisce nella maglia viaria interurbana mediante:
-la strada statale Appia SS7 che lambisce il suo territorio a est e lo pone in relazione con Capua e Caserta a sud e con i centri del Lazio a nord;
-la SS7 quater Domiziana che attraversa longitudinalmente il suo territorio nella parte sud e lo pone in comunicazione direttamente con la restante fascia costiera della provincia di Caserta fino a Napoli;
-la SS430 Valle del Garigliano, che serve la zona meridionale della cittadina e pone in comunicazione la Domiziana con l’Appia e, ancora più a est, con la SS6 Casilina presso S.Vittore.
-la linea ferroviaria Roma a Napoli, con la stazione di Sessa Aurunca che dista appena 2 Km dal centro urbano di Cellole.

L’origine di Cellole è quella di borgo agricolo e case sparse sorte nella zona di influenza del centro antico di Sessa Aurunca su preesistenze del periodo romano e preromano. L’aggregazione spontanea è avvenuta su alcuni nuclei originari di epoca trecentesca, i quali costituiscono anche zone di interesse ambientale. Si notano un rudere di chiesa nata (o ricostruita) nel ‘600, abbandonata e poi abbattuta recentemente, nonché una chiesa dell’inizio dell’800. Si individuano anche quattro torri elementari.


Torre Cerrito, piazza Compasso

Chiesa di S. Lucia

I tre nuclei costituenti il centro abitato originario (Aurunci, Treuci e Lupoli) furono collegati successivamente dal corso Freda, finito poi per costituire l’asse di sostegno della vita sociale e commerciale e supporto di ulteriori insediamenti pure originari.
Un elemento di rilevante interesse sociale, oltre che di indubbio valore storico e identitario, è la vecchia piazza Chiesa (già piazza Michelangelo e oggi piazza Compasso) costruita per collegare gli antichi quartieri Lupoli e Aurunci. Di forma trapezoidale, la piazza ha un'estensione di mq 1103 ed è delimitata da costruzioni che per lungo tempo hanno avuto grande importanza per comunità cellolese: la Chiesa di S. Lucia, la vecchia scuola elementare (ora Biblioteca comunale), la Canonica, la torre di Cerrito e basse costruzioni. Anticamente la piazza era il centro della vita sociale del luogo.


Sul lato nord della piazza si erge la facciata laterale della Chiesa di S. Lucia, chiusa al culto perché pericolante. Su questo stesso fronte è presente un campanile alla cui sommità un orologio batte le ore e nella zona sottostante una fontana alla quale la popolazione attingeva l'acqua potabile fino agli anni '70.


La fondazione della chiesa risale al 1804, anno in cui furono ultimati i lavori di costruzione iniziati nel 1748 e durati oltre cinquant'anni. Un tempo relativamente lungo che si spiega in relazione alla difficoltà di reperire i fondi necessari a sostenerne i costi di realizzazione che, come riportano le cronache del tempo, gravarono interamente sulla comunità cellolese.

Il progetto di erigere un nuovo edificio di culto era sollecitato in larga parte dalle pessime condizioni strutturali in chi versava l'antico tempio collocato nell'area retrostante l'attuale chiesa dedicata ai Santi Marco e Vito, dove ancora insiste il rudere di quello che doveva essere il portale di ingresso, impreziosito da un arco a sesto acuto che ne adornava il frontale e appoggiato su mura visibilmente spesse per sorreggere il peso della torre campanaria che vi era stata eretta. Una costruzione di significativo valore storico di cui si trova riscontro nel catalogo delle 59 chiese comprese nel territorio sessano indicate nella bolla del 1032 che Adenolfo, arcivescovo di Capua, spedì a Benedetto vescovo di Sessa. Ma ubicata al di fuori del già disarticolato perimetro urbano, dove le le condizioni depressive dell'area rendevano il tratto di percorrenza estremanente disagevole ai fedeli.

Aperta al culto nel 1804, la nuova chiesa nella dislocazione interna riproduce perfettamente la disposizione degli elementi di quella antica, con l'altare maggiore collocato in un piccolo abside, a forma semicircolare a cui corrisponde il fondo terminale della navata, e altri quattro altari (dedicati alla Vergine del Rosario, alle Anime del Purgatorio, al Corpo di Cristo e all'Addolorata) inseriti in altrettante cappelle incastonate alle pareti laterali dell'edificio, alle quali esternamente sono addossati dei contrafforti (elementi architettonici verticali incorporati nel muro da cui sporgono visibilmente) più come elementi ornamentali che a scopo di rinforzo.

Attiguo all'abside, e ad esso collegato mediante un varco, lo spazio adibito a sacrestia da cui si accede alla scala che conduce al campanile, a pianta quadrata, che presenta una sopraelevazione aggiunta in una fase successiva, non facente parte del progetto originario.

Se ne distingue invece per la posizione della torre campanaria, retrocessa sul lato posteriore destro dell'edificio, e soprattutto per l'assenza della cupola, detta nel gergo popolare cappellone con cui veniva comunemente denominata.

Dal punto di vista architettonico, seppur nella sua evidente semplicità, la costruzione riflette un canone stilistico di transizione che coincide con l'ultimo periodo del barocco e l'inizio del neoclassicismo, caratterizzato dalla prevalenza di decorazioni a stucchi sulle strutture portanti degli edifici.

Lo schema planimetrico della struttura si presenta a pianta rettangolare, di tipo tradizionale, ad una sola navata (cioè uno spazio unico senza colonne divisorie) e senza trasetto (senza cioè la navata trasversale che, all'atezza dell'abside, forma con la navata principale la croce greca o latina), preferita probabilmente da una maggiore semplicità di esecuzione nonché dai minori tempi di costruzione e dai costi più bassi.

La copertura era realizzata su scheletro portante ligneo a due falde con controsoffitto a cassettoni.

Già nel corso del Novecento, causa l'incremento demografico che attestava la posizione di Cellole tra le frazioni più popolose del comune sessano, comiciò a manifestarsi l'evidenza che il luogo di culto fosse insoddisfacente a contenere i fedeli e soddisfare adeguatamente l'esigenza di partecipazione collettiva alle funzioni liturgiche soprattuto nelle più importanti ricorrenze dell'anno.

L'idea di un ampilamento della pianta della chiesa sfruttando l'area contigua occupata da piante di quercia fu presto abbandonata perché nel frattempo erano stati avviati i lavori per la costruzione di una nuova chiesa, dedicata ai Santi Marco e Vito, realizzata sull'area dove si ergeva, ormai abbandonato e in rovina, lo stabile della vecchia chiesa di Santa Lucia che, per fare posto alla nuova fabbrica, fu demolito.


All'estremità occidentale, dove la piazza si va allargando, si erge isolata la torre
conosciuta sotto il nome di Torre Antica o anche Torre del Parroco (la vecchia Casa Canonica di proprietà della Parrocchia di Santa Lucia, diocesi di Sessa Aurunca), una costruzione a base quadrata, quasi un tronco di piramide a due piani, resi eleganti da un leggero protiro. A differenza delle altre tre di cui non si hanno notizie certe e fondate, di questa è invece stato possibile determinare con relativa sicurezza l'origine grazie all'acquisizione di nuovi dati conoscitivi emersi durante i lavori di restauro realizzati dal Comune tra dicembre del 2014 e ottobre del 2015.


Il crollo imprevisto di un tratto superiore del rivestimento murario del basamento, verificatosi nel corso delle operazioni di pulizia, ha messo in luce un'apertura che forse costituiva l'angusto e originario accesso alla torre, facendo emergere una costruzione preesistente al periodo tardo-cinquecentesco che, unitamente alla presenza delle merlature sulla sommità e al rinvenimento di una fodera muraria interna costruita in tempi successivi per assicurare l'appoggio delle due volte che hanno sostituito gli originari impalcati in legno, frequenti nelle torri normanno-sveve dei secoli XI-XIII, hanno indotto a ritenere non soltanto che la torre non è attribuibile ad un intervento costruttivo pertinente ad un unico e ben determinato periodo storico ma che è molto più antica di quanto si fosse fino ad ora presunto e risalente con molta probabilità proprio all'epoca normanno-sveva (secoli XI-XII).


Fuori del perimetro urbano si riscontrano alcune tracce di antichi episodi anche dell’epoca bizantina (cappella di S. Marco, chiesa di S. Vito sull’Appia antica, vari casolari come Borgo Centore e Tre Ponti).

Il monumento cristiano più significativo è senza dubbio la cappella di San Marco, la cui costruzione originaria risale al IV-V secolo.
La venerazione di San Marco è probabilmente da attribuire ad un passaggio dell'apostolo Pietro nelle zone, seguito dall'evangelista Marco.

Questa piccola chiesa, attorno alla quale si sviluppò il primo centro abitato di Cellole, fu l'unica parrocchia sino al secolo XVI, quando, a causa di numerosi dissesti idrogeologici (straripamenti del Garigliano per mancanza di manutenzione degli argini), fu spesso soggetta ad allagamenti. In seguito a ciò, nel 1610, il Vescovo di Sessa Aurunca ne soppresse il titolo parrocchiale.
Nel secolo XVIII, durante le incursioni francesi nell'area sessana del 1799, per un evento straordinario legato alla venerazione della Madonna di Costantinopoli (ancora oggi venerata), il piccolo casale di Cellole fu risparmiato dal saccheggio.
Fino alla metà di secolo XX la chiesa accoglieva pii fedeli, selezionati dal popolo di Cellole, in base a virtù morali, civili e religiose, che conducevano una vita quasi eremitica.

La Chiesa si presenta come una mini basilica orientale a struttura rettangolare.
Il presbiterio termina con un abside a forma semicircolare.
Sul lato sinistro, si eleva, per un'altezza di circa 14-15 metri, un piccolo campanile.
In essa sono presenti numerosi resti di affreschi:

- quelli dell'abside (dedicatoria in latino; affreschi ornamentali; coppie di piedi; resti di elementi di figure umane);

- un grifone con un corpo di un quadrupede con sembianze di leone alato avente un testa d'aquila, e la lingua che fuoriesce dal becco;

- un Nodo di Salomone;

- tre oranti;

- un affresco con evidenti caratteristiche bizantineggianti, raffigurante Maria con il Bambino Gesù sulle ginocchia, con al lato sinistro S. Marco e, al lato destro, S. Sebastiano.


Chiesa di San Marco





La Chiesa di S. Marco è, ancora oggi, centro di particolari manifestazioni di pietà popolare, legate ad un'antica processione tipica del paese.
Inoltre, il Grifone passante, che vi è raffigurato all'interno in un antichissimo affresco dell’XI secolo, ha ispirato l'autore dello stemma comunale. Animale chimerico metà aquila e metà leone, simboleggia la Custodia e la Vigilanza. Degli altri elementi presenti nello stemma: il cielo sereno per l’amenità del luogo; il mare e la pineta per gli insediamenti turistici; la terra ubertosa per i raccolti abbondanti.


L’espansione recente più importante è avvenuta intorno al 1960 e, soprattutto, dopo la costituzione del comune, con la quale la cittadina ha cominciato a dotarsi delle fondamentali attrezzature e servizi.
La tipologia originaria è quella a schiera con caratteri poveri, che si aggrega spontaneamente intorno a corti collettive che vengono a formare poli di vita associata e spazi di servizio residenziale, o intorno a orti.
Esempi sporadici di case a corte si notano lungo il corso principale (che denotano appunto l’epoca posteriore) e di case a ballatoio che vanno scomparendo per effetto della modifica delle scale esterne.



Appunti di storia locale


Tappe del processo di autonomia comunale

Racconti della memoria
[raccolta di testi degli alunni della scuola media]

La fondazione del centro urbano e l'origine del toponimo

Dinamiche economiche e demografiche dal 1975 al 1997

I servizi alla persona dal 1975 al 2004