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legislazione bibliotecaria

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INDICE


1 Il quadro istituzionale

2 I documenti delle autorità internazionali

3 Il contesto normativo italiano

4 La legislazione bibliotecaria statale

5 La legislazione bibliotecaria correlata

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Elementi di legislazione bibliotecaria
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[©2010]


Introduzione alla storia delle biblioteche in Italia

Secondo una concezione consolidata, in Italia le biblioteche sono ritenute ancora un luogo per studiosi; un servizio per pochi; orientate alla conservazione del patrimonio e alla gestione dei documenti; con una struttura organizzativa e funzionale impostata quasi solamente sull’efficienza di procedure interne. Fa fatica ad affermarsi l’idea di “biblioteca” come “servizio” realizzato in strutture organizzative capillarmente diffuse sul territorio nazionale, funzionalmente coordinate e cooperanti tra loro al fine di rendere prontamente disponibile le risorse bibliografiche, facilmente accessibile a tutti e la cui “mission” sia quella di dare attuazione al diritto di accesso alla documentazione, all’informazione, alla lettura.

Per il periodo che va dall’Unità agli anni Settanta, l’Italia ha dedicato poco della propria attenzione alle questioni delle biblioteche e del diritto di accesso per tutti alle opportunità della lettura e della fruizione di libri e documenti bibliografici in genere1, come confermano i risultati statistici, sia per quanto riguarda l’organizzazione bibliotecaria, sia per il basso tasso di lettura e di consumo librario degli italiani. La storia delle biblioteche italiane è stata e continua ad essere piena di ambiguità e incertezze, a testimonianza di una classe politica che non ha saputo utilizzare un’importante risorsa culturale utile all’elevamento civile e sociale del paese2.

La storia delle biblioteche è un punto di osservazione di grande interesse per misurare la politica culturale di un paese. L’Italia, che ha ereditato dai secoli passati un patrimonio librario unico al mondo, ha adottato politiche contraddittorie e spesso insufficienti nei confronti delle biblioteche, privilegiando un’idea di biblioteca intesa come luogo di raccolta e conservazione di un bene, il libro, anziché di struttura rivolta all’utilizzazione e valorizzazione di quel patrimonio conservato. Quest’impostazione ha pertanto incentivato l’uso specialistico delle biblioteche, allontanando da esse ancor più quella familiare e abituale frequenza, riscontrabile invece in paesi europei più attenti e aperti alle potenzialità formative di queste strutture, ritenute un sicuro elemento di crescita sociale e civile della collettività.

E’ solo a partire dagli anni Settanta che, in forza delle nuove competenze regionali, le biblioteche iniziano ad occupare posizioni più dignitose e significative.


Le varie tipologie di biblioteche

La variegata conformazione tipologica delle biblioteche italiane è frutto di una stratificazione originatasi nella frammentazione politica dell’Italia preunitaria3.

* Biblioteche "pubbliche statali"4: (n. 46) biblioteche “storiche”:

- 2 Biblioteche nazionali centrali: Roma (Vittorio Emanuele II), Firenze;
- 6 Biblioteche nazionali: Milano (Braidense), Venezia (Marciana), Napoli (Vittorio Emanuele III) con sede distaccata a Macerata, Bari (Sagarriga Visconti Volpi), Potenza e Cosenza;
- 9 Biblioteche universitarie: Genova, Pavia, Modena (Estense), Padova, Pisa, Roma (Alessandrina), Napoli, Cagliari, Sassari (quella di Bologna é passata all'Università nel 2000)
- 1 Biblioteca nazionale universitaria: Torino;
- 11 Biblioteche annesse a monumenti nazionali (abbazie): in Veneto Abbazia di S. Giustina (Padova) e di Praglia (Teolo, Pd);
- 16 altre Biblioteche "aventi particolari compiti e funzioni": Cremona: Statale; Firenze: Marucelliana, Riccardiana e Medicea Laurenziana; Gorizia: Isontina; Lucca: Statale; Parma: Palatina; Roma: Angelica, Baldini, Casanatense, Vallicelliana, Biblioteca Medica statale, Biblioteca di archeologia e storia dell'arte, Biblioteca di storia moderna e contemporanea; Torino: Reale; Trieste: Statale.

* Biblioteche delle università ("academic libraries"):

- 74 Atenei (60 statali e 14 privati), quasi tutti dotati di strutture di coordinamento bibliotecario che coordinano oltre 2200 biblioteche.

* Biblioteche pubbliche degli enti locali: 6000 circa gestite da comuni e province.
* Biblioteche scolastiche.
* Biblioteche di enti culturali e di ricerca: Archivi di Stato, Consiglio Nazionale
delle Ricerche, ENEA, Accademie e Fondazioni pubbliche e private.
*
Biblioteche di altri enti pubblici.
*
Biblioteche di ospedali e ASL.
*
Biblioteche carcerarie.
*
Biblioteche di organi costituzionali (Camera, Senato, Ministeri, ecc.).
*
Biblioteche di enti parastatali (RAI, Ferrovie, ecc.).
*
Biblioteche ecclesiastiche.
*
Biblioteche private.


Compiti

Le biblioteche pubbliche statali svolgono funzioni di tutela e valorizzazione delle raccolte e degli altri beni librari che lo Stato ha in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo. Tenuto conto della specificità delle raccolte, della tipologia degli utenti e del contesto territoriale in cui ciascuna è inserita, si occupano in particolare di:

a) acquisire, raccogliere e conservare la produzione editoriale italiana e straniera;

b) conservare, accrescere e valorizzare le proprie raccolte;

c) realizzare con altre biblioteche, con istituti ed enti, sistemi integrati di informazione e servizi;

Le biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma, in attuazione dei servizi bibliografici e bibliotecari nazionali, assicurano la tutela, la conservazione, la gestione, la documentazione e la disponibilità della produzione editoriale italiana raccolta per deposito legale.


Biblioteche pubbliche comunali

Fino agli inizi degli anni settanta le biblioteche di ente locale erano poche, quasi unicamente nelle città capoluogo, con una forte caratterizzazione di biblioteche di conservazione e con compiti prevalenti di raccolta di materiali di storia e cultura locali. Non potevano certo essere considerate le classiche “public library” di stampo anglosassone, con compiti di informazione generale e di base. Ma è in questo periodo che i comuni avviano quel processo che, in meno di un decennio, vedrà diffondersi capillarmente sul territorio nazionale le "biblioteche pubbliche", anche chiamate "biblioteche di pubblica lettura".

Tre sostanzialmente le cause di questo fiorire delle biblioteche per tutti:

-"istituzionale": all'inizio degli anni settanta viene data attuazione al principio dell'autonomia regionale. Si istituiscono le Regioni a statuto ordinario a cui lo Stato, attraverso deleghe legislative5, affida la gestione normativa, di programmazione e coordinamento in quei settori, tra cui le biblioteche, già indicati dalla Costituzione all'art. 117. Anche se il trasferimento effettivo delle competenze fu portato a termine, certo non con la celerità auspicata, solo nel 1977.

-"scolastica": con l'obbligatorietà della frequentazione delle scuole medie di primo grado6 si provoca un forte aumento della "popolazione scolastica"; ovvia la conseguenza di individuare nelle biblioteche comunali il partner privilegiato per la scuola nel dare risposta alle emergenti esigenze di ricerca e di studio.

-"sociale": con i movimenti giovanili degli anni Sessanta-settanta si era scosso profondamente l'assetto rigido e compatto della società italiana, liberando in tal modo nuove esigenze e nuove attese. Nel settore culturale concetti quali "partecipazione", "decentramento", "territorialità", "intervento" hanno poi trovato nelle neonate biblioteche, soprattutto dei piccoli e medi comuni, terreno di applicazione e verifica7.


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1 Giulia Barone e Armando Petrucci, “Primo: non leggere. Biblioteche e pubblica lettura dal 1861 ai nostri giorni”, di Mazzotta Editore, 1976. “Questo libro vuole essere la storia degli errori, della lentezza, dell’impostazione arcaica e conservatrice che al problema bibliotecario è stata dato dalla classe dirigente italiana nel secolo e più che va dall’Unità ai nostri giorni”.

2 Paolo Traniello, “Storia delle biblioteche in Italia: dall’Unità ad oggi”, il Mulino, 2002.

3 Di Riccardo Ridi uno schema della variegata tipologia delle biblioteche italiane recensite in 15.000 unità dall’Anagrafe delle biblioteche italiane dell'ICCU <http://lettere2.unive.it/ridi/tipologie.htm>

4 Afferenti alla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali (DGBLIC) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MBAC), sono regolamentate dal D.P.R. 5 luglio 1995 n. 417.

5 DPR 14.1.72, n. 3 "Trasferimento alle regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di assistenza scolastica e di musei e di biblioteche di enti locali e dei relativi personali e uffici".

6 Legge 1859/1962, art. 8. Adempimento dell’obbligo. … Ha adempiuto all’obbligo scolastico l’alunno che abbia conseguito il diploma di licenza della scuola media; chi non l’abbia conseguito è prosciolto dall’obbligo se, al compimento del quindicesimo anno di età, dimostri di avere osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico.

7 Legge 22 luglio 1975, n. 382 e relativo Decreto di attuazione del 24 luglio 1977, n. 616.