©2006.02.19

elementi di di biblioteconomia

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Le idee sono tali in quanto tu
puoi comunicarle agli altri
se le tieni per te non servono a nulla
anzi, non sono nemmeno idee
chi sono
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INDICE


1 Biblioteconomia, un'introduzione

2 Le fonti di informazione

3 I repertori bibliografici

4 Le risorse documentarie

5 La biblioteca

6 Organismi di coordinamento

7 Personale management e marketing

8 Lo sviluppo delle raccolte

9 La conservazione

10 La revisione delle raccolte


11 I settori e i servizi della biblioteca

12
Iter del libro

13 La catalogazione

14 Soggettari e thesauri

15 Catalogazione partecipata/derivata

16 Il catalogo

17 Le risorse elettroniche

18 ACNP

19 Opac e metaopac

20 La collocazione

21 La cooperazione bibliotecaria

22 I formati di scambio dei dati

23 La funzione documentaria

25 Bibliografia


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Elementi di biblioteconomia
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[©2008]


Premessa

Trovare una definizione unica e completa della biblioteconomia non è facile a causa dei diversi piani di predicabilità del termine. Stando all’etimologia, il nome vuol dire “ordinamento della biblioteca” e per un certo periodo ha designato l’insieme delle prescrizioni e delle attività connesse alla descrizione dei documenti. Ma questa accezione non ne esaurisce l’orizzonte semantico che via via si è arricchito di altri contenuti, come la formazione delle raccolte, la tutela e la conservazione del patrimonio fino ad includere in epoca più recente i temi della gestione della struttura e dei servizi1, che sono entrati a far parte a pieno titolo del dominio disciplinare della biblioteconomia.

Questo insieme così vario di contenuti scientifici e metodologici permette di definire la biblioteconomia come la disciplina che si occupa dell’organizzazione e della gestione della biblioteca in quanto sistema che seleziona, conserva e rende accessibili i documenti per la lettura e la ricerca (Guerrini, 2008). Il riferimento al concetto di sistema implica una connotazione “dinamica” della biblioteca, che si attua nella reciproca interazione tra i fattori che costituiscono il proprio oggetto di studio: risorse documentarie; attività o pratiche finalizzate ai processi di mediazione bibliografica; funzioni legate al soddisfacimento dei bisogni dell’utente.

Rendere efficace il reperimento di singoli volumi all’interno di una disposizione di documenti è la funzione propria della biblioteconomia che, in quanto criterio di ordinamento, ha fatto la sua apparizione nello stesso momento in cui per la prima volta si è costituita una biblioteca.

Tappe di un percorso storico

Disporre di sistemi di organizzazione e classificazione delle conoscenze e, conseguentemente, di collocazione fisica delle registrazioni è stata un’esigenza avvertita da sempre. Le soluzioni adottate di volta in volta hanno rispecchiato le tendenze prevalenti nelle diverse epoche storiche.

In epoca classica era diffuso il modello callimacheo (III secolo a.c.), un repertorio bio-bibliografico che forniva informazioni sulla vita degli autori e indicava i settori della biblioteca dove erano conservate le loro opere, collocate in base al genere letterario. Nel medioevo questi repertori (o pinakes) vennero rimpiazzati da una specie di liste o elenchi inventariali compilati a fini patrimoniali e non solo in vista della consultazione. Così, già a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, cominciano a delinearsi i caratteri propri della biblioteconomia, e cioè quelli di ordine bibliografico e gestionale. Non solo, ma accanto a indici di manoscritti di raccolte private e monastiche, nel corso del XIII secolo si riscontrano anche elenchi cumulativi che descrivono opere possedute da più biblioteche all’interno di un’area geografica più o meno estesa.

In piena età della controriforma si sviluppano due diverse idee organizzative delle raccolte librarie. La prima è quella di una biblioteca selettiva, depurata dei volumi contrari ai dettami della Chiesa di Roma e ad uso esclusivo degli studiosi. La seconda è quella di una biblioteca aperta ad ogni prospettiva, senza condizionamenti di tipo religioso e politico, e pubblica nell’accezione sociale, cioè al servizio di chiunque fosse in grado di leggere e scrivere. In questa seconda categoria di biblioteche la collocazione dei libri privilegiava l’ordinamento per disciplina, predisponendo cataloghi per autore e classe, e molto rilievo era riservato anche all’amministrazione gestionale, affidata al bibliotecario.

L’esigenza bibliografica di comunicare i contenuti del libro e quella gestionale legata alla descrizione della forma fisica, stimolata dal fiorire del mercato antiquario, trovano composizione nella scheda catalografica elaborata nel corso del Settecento, in piena età dei Lumi. Concepito in Francia, il catalogo a schede presto si diffonde anche in Italia. La novità della struttura è indicativa dell’integrazione e dell’ampliamento continui delle raccolte e della conseguente necessità di fornire al lettore uno strumento più adeguato per il reperimento dei testi di quanto non lo consentisse la rigidità del catalogo a volume. Durante la Rivoluzione francese, con la confisca delle biblioteche ecclesiastiche e nobiliari da parte dello stato e la costituzione del patrimonio librario come bene culturale della nazione, si posero le basi della concezione moderna della biblioteca, come istituzione di proprietà della collettività, aperta a studiosi di professione ma anche a persone semplici desiderose di un arricchimento culturale.

Questa idea di biblioteca pubblica si rafforza nel corso dell’Ottocento, con l’istituzione delle “biblioteche popolari”. Nel 1850, il Parlamento inglese introduce la tassazione locale per il mantenimento di biblioteche accessibili gratuitamente a tutti in un’ottica democratica ed egualitaria che riservi pari opportunità ai cittadini. Si mettono a punto nuove tecniche per catalogare i milioni di volumi requisiti dai governi rivoluzionari con cui erano state allestite le biblioteche municipali; si predispone un nuovo modello organizzativo di biblioteca che preveda maggiori servizi per gli utenti. Nel 1841 Antonio Panizzi elabora un codice di catalogazione articolato in 91 regole, indice della massima importanza che aveva assunto il catalogo come strumento di comunicazione e reperimento delle informazioni bibliografiche. Nel 1876 vede la luce la prima edizione della Classificazione decimale ad opera dell’americano Dewey. In Germania, nel 1866, viene istituita la prima cattedra di biblioteconomia presso l’università di Gottingen e, l’anno seguente, negli Stati Uniti viene aperta la prima scuola di biblioteconomia, ispirata ad un approccio alla disciplina più tecnico rispetto all’impostazione tedesca prevalentemente scientifica. A Bruxelles, nel 1895, fu progettata la creazione di un catalogo collettivo internazionale che, sebbene non realizzato, ha avuto il merito di anticipare, già in età pre-informatica, i temi dello scambio delle registrazioni bibliografiche e la standardizzazione delle procedure di catalogazione.

Il termine “biblioteconomia”, comparso per la prima volta nel 1839 a Parigi nel titolo di un volumetto di Costantin Hesse, è divenuto di uso comune sul finire del secolo. In Italia, dopo l’inizio in coabitazione con “bibliologia”, alla disciplina è stata riconosciuta la piena cittadinanza solo con la riforma Gentile del 1923 quando, grazie all’autonomia statutaria, le università di Bologna e Padova istituirono l’insegnamento della biblioteconomia.

In epoca contemporanea numerosi mutamenti hanno interessato la biblioteconomia, imponendole una nuova riflessione in merito alla propria natura e ai propri compiti. L’ampliamento del concetto di documento ha indotto la biblioteconomia ad occuparsi di materiali dai supporti più diversi, differenti da quello cartaceo, che necessitano di essere indicizzati e conservati. Conseguenza di questo mutamento è che la documentazione è stata assorbita tra le competenze della biblioteconomia. Ma soprattutto il confronto con la tecnologia informatica, applicata alla biblioteconomia per rendere più agevoli le attività di selezione e controllo dell’informazione, ha inciso profondamente sullo sviluppo complessivo della disciplina e sul ruolo stesso del bibliotecario, la cui funzione si caratterizza sempre di più per essere uno specialista della mediazione informativa. L’ambito di lavoro non è più solo lo spazio fisico della biblioteca ma la rete, da cui l’operatore reperisce la cosiddetta documentazione remota, che richiede l’apprendimento di nuove tecniche per selezionare, raccogliere, descrivere e indicizzare i nuovi documenti. Ciò si riflette principalmente sulla strutturazione dei servizi e sull’organizzazione delle attività dirette al pubblico che, in funzione delle nuove possibilità offerte da internet, acquistano un’importanza fondamentale, a cominciare dal reference. A loro volta, questi nuovi servizi e attività implicano strategie di promozione e di valutazione con cui la biblioteconomia deve confrontarsi.