©2006.02.19

metodologia della ricerca storica

vincenzofreda.it

Le idee sono tali in quanto tu
puoi comunicarle agli altri
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anzi, non sono nemmeno idee
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INDICE


Le origini

Uso delle testimonianze
Sistema scolastico nel medioevo
La donazione di Costantino
Lorenzo Valla e la ricerca storica

Fonti intenzionali/preterintenzionali

Le fasi del metodo storico
L'immaginazione integrativa
I modelli come strumenti interpretativi
La comparazione

Le fonti storiche
I testi letterari
Le tradizioni commemorative
La commemorazione liturgica
La commemorazione extraliturgica
La documentazione diplomatica

L'età moderna

L'organizzazione del lavoro storico
L'Ecole in Francia
Le Società di storia patria
Le riviste storiche
Le strutture statali di ricerca

Tecniche di verifica
L'attendibilità di una fonte

L'approccio storiografico
L'approccio quantitativo
L'approccio micro-storico

Elementi dell'indagine storica
Selezione del tema
Campione statistico
Variabili geografiche e morfologiche
La struttura produttiva
Gerarchia delle forme urbane
L'organizzazione amministrativa
Rpporto città-contado
La tradizione cartografica

L'età contemporanea

Il cinema
Il genere cinematografico della Resistenza

La fotografia

Le fonti orali
Elementi delle fonti orali
Attendibilità delle fonti orali

Bibliografia di riferimento

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Questioni di metodo nella ricerca storica
(visualizza il testo integrale in formato .pdf)
[©2008]


Le origini

La questione del metodo della ricerca storica si pone a partire dal 1500. Prima di questo secolo la valutazione delle notizie non è un problema all’ordine del giorno della comunità scientifica perché la ricerca storica persegue ben altri obiettivi, riconducibili ad un'idea della storia come maestra di vita (historia magistra vitae), con evidenti finalità di carattere utilitaristico-morale. Rispetto all’antichità, nel Medioevo tali finalità si caricano di un significato più alto, di matrice teologica: si scrive per contribuire all’elevazione morale delle genti, con palesi finalità salvifiche, e non certo per la ricerca della verità. Per questo, pur essendo la letteratura storica dell’età medioevale molto interessante, è solo agli inizi del 1500 che si pone il problema delle regole, delle prime indicazioni di carattere metodologico da seguire nell'attività di ricerca e interpretazione delle fonti.

Uso delle testimonianze

Tra due o più testimonianze divergenti, gli antichi ritenevano attendibile quella più lontana dall’evento, considerando che il maggior distacco temporale del testimone dall'accadimento fosse sufficiente garanzia di maggiore oggettività del resoconto1. In realtà, quella più attendibile è la testimonianza più lontana dal punto di osservazione del testimone che riferisce l’evento senza la possibilità di rileggere il passato alla luce degli accadimenti successivi. Per questo motivo, oggi si sostiene che è preferibile la testimonianza più vicina all’evento poiché coloro che temporalmente ne sono più distanti sono portati a leggerlo e a interpretarlo in funzione dei suoi sviluppi o degli esiti prodotti. Diversamente, compito dello storico è quello di ricostruire gli eventi senza finalizzarli agli esiti e ai risultati avvenuti in seguito.

L’importanza di un evento è data dal numero di testimonianze come dimostra, ad esempio, l’incoronazione di Carlo Magno che dovette avere un grande impatto sugli uomini del tempo. Il problema più importante per lo storico è capire se fu la conclusione di un processo già consolidato, frutto di un accordo fra i prelati di Curia e la Corte, oppure un evento del tutto casuale riconducibile ad un’iniziativa papale presa all’insaputa del re franco. Sotto questo aspetto, la possibilità di datare le testimonianze permette di coglierne le eventuali contraddizioni. Quella più antica e più prossima all’avvenimento è rappresentata dagli “Annales regni francorum”. Il testo è redatto nell’ambito dell’“Accademia Palatina”, il circolo delle persone colte della corte franca, che annoverava studiosi di alto valore tra cui lo storico Paolo Diacono. Gli Annales costituiscono la versione ufficiosa della corte sui fatti più importanti, registrata in tempo reale a cura di autori vari ma vicini al sovrano. Questi elementi conferirebbero alla testimonianza i caratteri della neutralità e dell’autenticità, anche in assenza di valutazioni e commenti. Analogo carattere di neutralità presenterebbe il “Liber pontificalis”, biografia di Leone III che incoronò Carlo Magno, scritta dopo la sua morte nell’816 da un membro della Curia in ossequio ad un’usanza mantenuta viva nel corso del tempo in alcune chiese. Pur essendo espressione di un ambiente diverso, la Curia romana, non rivela particolarità di rilievo ma ricalca similmente nella sostanza la precedente versione ufficiosa della corte franca.

Ben diversa la versione riferita negli “Annales Laureshamenses”2, risalenti all’803, appena tre anni dopo l’incoronazione, in cui la corte sente il bisogno di giustificare l’operato di Carlo, che si sarebbe piegato al desiderio del popolo, del clero e del pontefice di affidargli la guida dell’impero ritenuto vacante perché Irene, che lo aveva occupato illegittimamente nel 797, era considerata un’usurpatrice. Quando nell’802 sul trono viene posto un imperatore legittimo, Niceforo, Carlo non può che apparire come un usurpatore agli occhi di Bisanzio. Ciò spiega il cambiamento della versione della corte franca sui fatti del natale dell’800 con cui si cerca di allontanare ogni responsabilità per l’accaduto, evitando di peggiorare la situazione nei rapporti con la corte bizantina.

Gli “Annales Maximiani”, datati 811 e riprodotti dagli Annales regni francorum, rappresentano una tipologia di testimonianza che deriva da un’altra, realizzata sia copiando integralmente il testo originale sia utilizzandolo con una variante intenzionale. In questo caso, in un monastero della Provenza un monaco non si limita a copiare dagli Annales regni francorum ma vi aggiunge un pezzo di racconto da cui, per la prima volta, si evidenza la totale estraneità di Carlo Magno all’iniziativa dell’incoronazione che sarebbe invece avvenuta a sua insaputa e per iniziativa esclusiva. È chiaro il tentativo di scaricare sulla chiesa ogni responsabilità per migliorare i rapporti della corte con l’Oriente.

Nella “Vita di Carlo Magno”, scritta dal monaco Eginardo vissuto alla corte di Carlo Magno, la riscrittura della storia raggiunge il suo punto massimo. La versione dell’assoluta sorpresa, che in tal modo viene definitivamente accreditata, è ripresa dalla vita dell’imperatore Claudio, opera di Svetonio. In altri termini, Eginardo prende in prestito le parole di Svetonio per esprimere il proprio concetto che riassume, in maniera personale, la versione ufficiale della corte.

In presenza di due testimonianze uguali gli antichi ritenevano che ci fosse accordo o complicità. Diversamente, oggi si ritiene che esse dipendano da una terza fonte (andata perduta) a cui entrambe sono debitrici.

Rispetto al passato, oggi sono considerate importanti, cioè valide, tutte le testimonianze se correttamente utilizzate. Non esistono testimonianze meno o poco importanti. Addirittura, anche quelle false sono ritenuti utili per trarne elementi preziosi. Di un falso vale la pena indagare le ragioni che ne hanno determinato la produzione e soprattutto l'ambiente in cui è stato pensato e confezionato, essendo questo tipo di documento funzionale allo studio dell’epoca in cui è stato elaborato e non a quello dell’evento a cui si riferisce. .