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Piano di zona III annualità

PROGRAMMAZION DEI SERVIZI E DEGLI INTERVENTI SOCIALI NEL COMUNE, DISSOCIATOSI DALL'AMBITO C4, a valere sul fondo regionale.]


1. Il sistema di offerta dei servizi costruito nell’Ambito

1.1. Relazione sui servizi attivati nell’anno 2003 per aree prioritarie di intervento e per macrotipologie di servizi

I servizi attivati dall’ambito nel Comune di Cellole per il 2003 sono stati quelli relativi alla programmazione della prima annualità del piano triennale. Si è trattato, complessivamente, di interventi esigui sotto il profilo della quantità e della varietà delle prestazioni.

Per ciò che concerne la durata, va precisato che gli interventi hanno avuto inizio tra settembre e novembre del 2003 per concludersi il 31 dicembre dello stesso anno (salvo poi un breve periodo di proroga dalla metà del mese di gennaio 2004 fino al 28 febbraio, con rilevanti contrazioni in termini di quantità e durata delle prestazioni).

Per quel che riguarda, invece, la varietà dell’offerta, rispetto a tutte le aree prioritarie di intervento, sono stati attivati servizi soltanto per quelle degli anziani e delle azioni trasversali.

1.1.1. Area di intervento : AZIONE TRASVERSALE

Denominazione servizio : SEGRETARIATO SOCIALE

Il servizio è stato attivato nel mese di settembre del 2003 e interrotto alla fine di dicembre (prorogato nei mesi di gennaio e febbraio del 2004 con forte contrazione di ore di prestazioni).

Lo sportello ha osservato il seguente orario: n. 2,5 ore circa di servizio giornaliero (dalle ore 10.00 alle ore 12.30) per 3 giorni la settimana (lunedì, mercoledì e venerdì).

Si è caratterizzato per la presenza di un’antenna sociale (assistente sociale), prevista per ogni comune dell’ambito, con compiti di:

  • raccolta di informazioni in merito a prestazioni ,diritti,modalità e accesso ai servizi ;
  • conoscenza delle risorse sociali disponibili sul territorio.
  • garantire la creazione di unitarietà e pari opportunità di accesso al sistema dei servizi;
  • realizzare un servizio di orientamento,accompagnamento,filtro e invio ai diversi presidi territoriali;
  • assumere le caratteristiche di osservatorio e monitoraggio dei bisogni e delle risorse;

Si è trattato di duplicazione del “Centro di ascolto e orientamento” attivo a Cellole dal 1997. Il fatto che tale servizio sia stato previsto per ogni comune dell’ambito, indipendentemente dalla constatazione che un comune ne fosse già provvisto, ha vanificato l’obiettivo della programmazione regionale di “garantire una coerenza complessiva di tutti gli interventi ed i servizi promossi sul territorio ed una razionalizzazione delle erogazioni rispetto alla valutazione complessiva del bisogno degli utenti e dei nuclei familiari”, producendo soltanto uno spreco di risorse e una confusa sovrapposizione di competenze.

1.1.2. Area di intervento : RESPONSABILITA’ FAMILIARI

Denominazione servizio : CENTRO ANTIVIOLENZA E CENTRO DI PREVENZIONE E TRATTAMENTO ABUSI.

Nonostante alcune famiglie multiproblematiche siano state prese in carico dall’Antenna sociale, nessuno dei “percorsi virtuosi” previsti dal progetto è stato effettivamente avviato per affrontare quei casi (il tempo di attivazione dello sportello è significativo in tal senso).

1.1.3. Area di intervento: MINORI

Denominazione servizio : CENTRO SPERIMENTALE PER BAMBINI 0-3 ANNI

Il centro (1 per ogni distretto dell’ambito, concepito quale “spazio fisico per il confronto e lo scambio di esperienze tra genitori , [che si avvale] di contributi professionali specialistici e dell’aiuto di esperti di orientamento educativo”), che nelle previsione doveva essere ubicato nel comune di Sessa A per quanto riguarda il distretto sanitario n. 43 di cui fa parte Cellole, non ci risulta che sia stato mai attivato vanificando gli obiettivi progettuali che intendevano “promuovere la condivisione delle responsabilità genitoriali tra la figura materna e paterna nonché valorizzare, sostenere ed integrare queste stesse capacità fornendo strumenti di superamento delle fasi di cambiamento e di crisi familiare [e potenziando] l’identità dei bambini, le loro competenze e il livello di autonomia personale attraverso la promozione delle attività ludiche”.

1.1.4. Area di intervento : CONTRASTO ALLA POVERTA’

Denominazione servizio : GRUPPI APPARTAMENTO PER LA PRONTA ACCOGLIENZA DI SINGOLI E NUCLEI FAMILIARI CHE VIVONO EMERGENZE ALLOGGIATIVE.

La “struttura logistica” per il gruppo appartamento (1 per distretto sanitario), reperita nel comune di Sessa, durante il breve periodo di apertura (da ottobre a dicembre) non ha ospitato nessuna persona o nucleo della nostra comunità, nonostante alcuni casi di emergenza abitativa segnalati.

1.1.5. Area di intervento : ANZIANI

Denominazione servizio : SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE

Il servizio di assistenza domiciliare è stato attivato alla fine di ottobre 2003, al termine della campagna di informazione promossa dall’Antenna sociale.

Ha interessato dodici utenze, concretizzandosi in prestazioni di quattro ore settimanali per ogni assistito.

L’improvvisa interruzione del servizio ha causato notevoli disagi per gli assistiti e lo loro famiglie, compromettendo le finalità progettuali che miravano a “rispondere ai bisogni delle persone e delle famiglie garantendo i livelli essenziali di assistenza sociale e sanitaria [per fare in modo] che l’utenza interessata rimanga nel proprio ambiente naturale e che l’intervento consenta il miglioramento qualitativo della vita evitando l’istituzionalizzazione [oltre a] sostenere il nucleo familiare di provenienza dell’utente interessato, favorire il recupero delle potenzialità residue dell’individuo, mantenendo l’unità familiare”. E’ stato necessario ricorrere al servizio sociale comunale per garantire a quelle persone, fino ad allora assistite con il servizio a carico dell’ambito, la continuità delle prestazioni, aggravando il bilancio dell’ente a cui sono andati ad aggiungersi gli ulteriori costi per l’assistenza agli utenti “selezionati” dall’Antenna sociale.

Quanto alle BORSE DI CITTADINANZA, non abbiamo notizie in merito all’eventuale attivazione del budget previsto a livello distrettuale, dal momento che non sono stati realizzati i percorsi individualizzati per nessuna utenza appartenente al territorio comunale.

1.1.6. Area di intervento : SALUTE MENTALE

Denominazione servizio : CENTRO DI AGGREGAZIONE

L’utenza psichiatrica identificata del nostro comune è restata in carico al DSM dell’Asl di Sessa A. Degli eventuali benefici di un simile servizio (pare attivato a Mondragone) questi utenti non ne hanno beneficiato, restando “la possibilità di organizzare ed auto—organizzare il tempo libero, di stimolare le relazioni interpersonali ,di costruire percorsi di integrazione sociale e di offrire una struttura diversa da quelle tradizionali (CSM CD SIR …)” dichiarazioni di principio inapplicate per i nostri disabili mentali.

1.1.7. Area di intervento :MINORI

Denominazione servizio : SERVIZIO AFFIDO

Lo sforzo verso la deistituzionalizzazione dei minori attraverso la promozione della cultura dell’affido, inaugurato durante la prima fase dell’attuazione del progetto finanziato dalla 285, non ha trovato continuità nella gestione della 328 che avrebbe assorbito anche le risorse e le competenze di quella normativa. Nessuna attività è stata organizzata, non sono state coinvolte neanche le diverse agenzie educative quanto meno per promuovere l’esistenza di questo servizio.

1.2. Schede di monitoraggio dell’offerta dei servizi sociali per il 2003

Il comune non dispone dei risultati di monitoraggio e valutazione dei servizi offerti dall’ambito.

Probabilmente non ne dispone neanche l’Ufficio di piano visto che i servizi della seconda annualità, su cui si sarebbe dovuta estendere l’attività di monitoraggio e valutazione per verificare la capacità dei servizi stessi di rispondere ai bisogni sociali del territorio e su tali dati impostare la nuova programmazione, ad oggi non sono stati ancora attivati.

Intanto è stata predisposta ed approvata anche la programmazione riferita alla terza annualità…!

1.3. Schede di rilevazione della spesa sociale dei Comuni dell’Ambito per il 2003

1.4. Relazione sulla organizzazione dell’Ufficio di Piano, sul funzionamento del Coordinamento Istituzionale, sui servizi di segretariato sociale e sui servizi sociali professionali dei Comuni

1.5. Risultati conseguiti per l’integrazione sociosanitaria rispetto alle linee guida del dicembre 2002

Nel 2003 nessun budget di cura è stato attivato per utenze del nostro comune appartenente al distretto n. 43 dove la commissione distrettuale di valutazione si è insediata solo nei primi mesi del 2004.

Rimane il dubbio circa la decisione di effettuare una nuova programmazione, riconfermando il trasferimento all’Asl dei fondi per i budget di cura, senza aver potuto verificarne la concreta attuazione e valutarne la ricaduta sul piano della capacità di soddisfare la domanda di bisogno in un determinato territorio.



2. Gli assetti organizzativi e gli strumenti di regolazione per la gestione unitaria dell’Ambito

2.1. I contenuti dell’Accordo di Programma e degli impegni aggiuntivi

L’adesione del comune di Cellole all’ambito territoriale C5, con il comune di Santa Maria Capua Vetere ente capofila, è stata una scelta obbligata, nell’intento comunque di perseguire gli obiettivi previsti dalla legge 328/2000 per la creazione di un sistema di rete dei servizi sociali.

Rispetto alle indicazioni della Provincia, che si è fatta carico della proposta di organizzazione e definizione degli ambiti sul territorio provinciale, il nostro comune insieme a quelli di Sessa (distretto sanitario 43), Mondragone, Carinola e Falciano (distretto sanitario 42) ha inteso proporre un diverso modello organizzativo, presentando alla prima riunione del tavolo istituzionale convocato presso il Comune di Santa M. Capua Vetere un documento da sottoporre alla Regione Campania per la costituzione di un ambito territoriale separato, essendo pienamente rispettati i requisiti previsti dalla 328/2000 (limite territoriale coincidente con il distretto o più distretti sanitari). La Regione ha bocciato la proposta di costituzione di questo nuovo ambito e, di conseguenza, il comune ha sottoscritto l’accordo di programma con i comuni ricadenti nell’ambito territoriale C5 così come individuato dalla regione.

Con la sottoscrizione dell’accordo di programma, il coordinamento istituzionale ha approvato anche i principi guida che dovevano informare la stesura del piano di zona da parte dell’Ufficio di piano che, tra le altre priorità, riguardavano il potenziamento delle “eccellenze” presenti sul territorio.

Così è stato approvato il piano di zona relativo alla prima annualità e intanto, sopraggiungendo anche la scadenza dei termini per l’approvazione del piano relativo alla seconda annualità senza che fossero stati realizzati comunque gli interventi e i servizi programmati dalla prima, il coordinamento istituzionale ha approvato anche il piano di zona relativo alla seconda annualità.

In occasione della seduta per la ratifica del piano di zona relativo alla seconda annualità, il Consiglio comunale aveva espresso la volontà di dissociarsi dall’ambito C/5 sulla base delle perplessità in ordine ai benefici che sarebbero potuti derivare e in considerazione dello stato dei fatti. A quella data, infatti, ancora non erano stati attivati i servizi della prima annualità!

Intanto una nuova programmazione (quella relativa alla seconda annualità) veniva elaborata senza che si fosse potuto realizzare la necessaria verifica “della aderenza della programmazione adottata con i bisogni e le risorse del territorio, della sostenibilità e della efficacia degli interventi” e delle attività programmate per la prima annualità ed effettivamente svolte.

Come è stato possibile tenere “nella dovuta considerazione le criticità emerse nel primo biennio di attuazione della L. n. 328/2000”?

Su quali elementi, ad esempio, è stata assunta la decisone di ridurre e/o eliminare un intervento oppure di istituire e/o potenziarne un altro?

Finalmente, nel mese di settembre del 2003, si assiste al decollo degli interventi sociali relativi alla prima annualità.

Cosa questi abbiano significato per la comunità del nostro territorio è ampiamente rilevabile dalla descrizione dettagliata svolta nei paragrafi del precedente capitolo 1. In ogni caso, resta il fatto che “l’instabilità dell’assetto organizzativo” a livello di ambito ha reso il sistema dei servizi sociali territoriali incapace di offrire accoglienza ai bisogni del cittadino in modo “efficiente e continuativo”.

La prima annualità, che doveva concludersi il 31 dicembre del 2003, in effetti si è conclusa il 28 febbraio del 2004, in seguito alla proroga delle attività per effetto dell’impiego del finanziamento a valere sulla seconda annualità e con drastica riduzione delle prestazioni. Per questi due mesi:

  • l’antenna sociale è stata disponibile due giorni alla settimana per un’ora e mezza ciascuno;
  • gli utenti del servizio di assistenza domiciliare sono stati ridotti a 8 e decurtate anche le ore di assistenza.

Nel frattempo il coordinamento istituzionale e l’ufficio di piano erano alle prese con gli adempimenti amministrativi per definire le procedure per l’attuazione della seconda annualità. Dopo aver dato corso alla selezione pubblica per l’affidamento in appalto dei servizi compresi nel piano, il coordinamento istituzionale decide di ricorrere alla gestione diretta (senza che allo stato i comuni aderenti all’ambito abbiano dato vita ad una delle forme giuridiche di gestione contemplate nel TU 267/2000) assumendosi l’ente capofila l’onere di procedere alla selezione diretta del personale occorrente.

In considerazione soprattutto del mancato raggiungimento dei benefici sperati, l’Amministrazione ha deciso di dissociarsi dall’ambito C5 e di non rinnovare l’accordo di programma per la terza annualità, avvalendosi della facoltà prevista dalla delibera della Giunta Regionale n. 6312 del 27.12.02, che prevede la possibilità per un comune di dissociarsi e di richiedere l’assegnazione diretta dei fondi.

2.2. Eventuali protocolli di intesta o altri accordi siglati tra le parti

Sono state attivate forme di concertazione con le organizzazioni sociali esistenti sul territorio e iscritte all’albo comunale delle associazioni.

2.3. Eventuale evoluzione della gestione associata delle funzioni e della gestione unitaria dei servizi

La gestione dei servizi sociali del Comune è stata trasferita all’Igess [Istituzione per la gestione dei servizi sociali ex art. 113 comma 1 lettera d) del TU 267/2000] costituita con delibera di Consiglio Comunale n. 30 del 28.11.2003.

2.7. Regolamento per l’affidamento dei servizi

Il Comune non dispone di uno specifico regolamento ma, come fissato annualmente nel piano esecutivo di gestione, per l’affidamento dei servizi sociali ricorre metodo di gara dell’Asta, espletata tramite pubblico incanto ai sensi dell’art. 23 lettera b del D.L.gs., n. 157 del 17/03/95 con aggiudicazione all’offerta più vantaggiosa valutata secondo i seguenti criteri:

a) P (prezzo) per un massimo di 20 punti;
b) Q (qualità del progetto e merito tecnico) per un massimo di 80 punti;

Criteri di valutazione:

-Ai fini dell’attribuzione dei punteggi alle singole offerte, verrà applicata la seguente formula:
T= P x 20 + Q x 80
P= Prezzo
P = (p. min. / p. i. )
-Dove p. min. è il prezzo minore offerto (tra tutte le offerte presentate) e p. i. è il prezzo offerto dal concorrente
Q = Qualità del progetto e qualità tecniche.
A Q sarà attribuito un valore compreso tra 0 e 1, determinato dalla commissione di gara tramite l’assegnazione dei seguenti coefficienti ai requisiti di seguito descritti;

    1. funzionalità del progetto con particolare riferimento alle modalità organizzative del servizio punti da 0 a 0,3;
    2. elementi aggiuntivi (vengono indicati elementi diversi a seconda del tipo di servizio da appaltare) punti da 0 a 0,2;
    3. servizi e/o prestazioni aggiuntive rispetto a quelle previste nel capitolato di appalto, punti da 0 a 0,2;
    4. personale aggiuntivo, con qualifiche professionali attinenti, punti da 0 a 0,2;
    5. conoscenza del contesto socio economico del territorio dove dovrà espletarsi il servizio , punti da 0 a 0,1;

    2.8. Regolamento per la compartecipazione al costo delle prestazioni da parte degli utenti

    Con regolamento approvato con delibera n. del 00.00.00, il Consiglio comunale ha definito i servizi a compartecipazione da quelli gratuiti. Per i primi ha stabilito un’esenzione totale per i nuclei rientranti nella fascia di reddito al di sotto del minimo vitale e previsto un meccanismo di compartecipazione graduata all’ISEE.

    Annualmente la Giunta comunale definisce la soglia del minimo vitale e in relazione alle fasce di reddito stabilisce le percentuali di compartecipazione al costo del servizio da parte degli utenti.

    2.10. Atti di regolamentazione da adottare per l'organizzazione dei servizi, per la regolamentazione dell'accesso alle prestazioni, per la garanzia della qualità dei servizi e della partecipazione dei cittadini

    La carta dei servizi sociali del comune.



    3. Obiettivi specifici ed azioni prioritarie da realizzare con il Piano Sociale di Zona

    3.1. Le aree di intervento e gli obiettivi strategici per area

    Il programma sociale per la III annualità è stato elaborato sulla base delle linee guida per la programmazione sociale in Campania, emanate con delibera di Giunta Regionale n. 586/04.

    L’azione dell’ente, rispetto alla complessità dei bisogni che emergono dalle trasformazioni sociali in atto, è stata orientata sulla base del presupposto generale di garantire a tutti i cittadini in stato di difficoltà e di bisogno il diritto all’assistenza secondo il principio della sussidiarietà.

    La programmazione degli interventi è stata strutturata sulla base della definizione delle aree prioritarie di intervento da parte della Regione così come ribadite nelle linee guida del 2004.

    Complessivamente, per ciascuna delle aree prioritarie di intervento, i servizi e le azioni programmate rispondono all’esigenza di:

    • Favorire i processi di de-istituzionalizzazione attraverso il riconoscimento della centralità del ruolo della rete familiare con l’obiettivo del mantenimento dei soggetti fragili (minori in situazione di disagio sociale, anziani, disabili, soggetti a rischio di emarginazione) nel proprio contesto, incentivando la diffusione delle prestazioni domiciliari.
    • Rispondere alle esigenze dei cittadini e delle famiglie a rischio sociale a partire dal bisogno effettivo.
    • Promuovere condizioni e azioni di maggior ascolto della domanda, facilitando la presa in carico diversificata e personalizzata di soggetti e famiglie in relazione a sistemi complessi di bisogni di cui ciascuno è portatore.
    • Migliorare le azioni di informazione, ascolto, orientamento e accompagnamento per garantire pari opportunità di accesso al sistema dei servizi per tutta la popolazione.
    • Attivare strumenti di controllo, monitoraggio e valutazione sulle offerte e sulle prestazioni di servizi nell’ottica del “soddisfacimento del cliente”.

    3.1.1. Responsabilità familiari

    Una delle finalità della legge 328/00 è l’attivazione di interventi e servizi a sostegno e sviluppo delle “responsabilità familiari e genitoriali”.

    La famiglia ricopre un ruolo importante, sia come espressione di disagio e di bisogno che come fonte di risorse. Inoltre, riveste un ruolo centrale nelle dinamiche sociali che si esplica attraverso la capacità di mediazione dei bisogni dei singoli componenti, ma anche attraverso la capacità di porsi come unità di azione sociale in rapporto agli altri attori sociali. In tale direzione occorre porre in essere azioni volte ad una sempre maggiore solidarietà e un suo più forte riconoscimento quale bene comune e relazionale che implica diritti e doveri aggiuntivi e diversi rispetto a quelli individuali.

    In maniera specifica si promuoveranno azioni tese a:

    • Sostenere l’esercizio delle responsabilità familiari attraverso l’informazione e l’orientamento;
    • Promuovere la partecipazione delle famiglie, quali protagoniste delle politiche attive di solidarietà;
    • Fornire un sostegno sociale ed educativo alla famiglia e risposte efficaci ai problemi legati alla quotidianità;
    • Agevolare e sostenere economicamente le famiglie con figli;
    • Favorire una maggiore tutela alla donna, contrastando violenze e maltrattamenti.

    3.1.2. Sostegno alla natalità

    Sostenere la natalità in situazioni problematiche derivanti da condizioni economiche disagiate o dalla nascita di bambini con gravi patologie impone la necessità sia di assicurare interventi di aiuto alla genitorialità, sia interventi per fronteggiare emergenze di carattere economico.

    Obiettivi prioritari della programmazione sono costituiti da:

    • sviluppo di servizi di consulenza e di sostegno alla maternità e paternità;
    • trasferimenti economici .una tantum. per interventi personalizzati (es. parti al di fuori di una unione legalizzata, plurigemellari, degenze ospedaliere).

    3.1.3. Diritti dei minori

    La promozione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza passa attraverso l’idea del minore quale soggetto di diritto ad essere educato nella propria famiglia, ad essere tutelato nell’ambito della formazione, del tempo libero, anche attraverso adeguate strategie di prevenzione contro la devianza e la delinquenza minorile e iniziative di contrasto all’abuso, al maltrattamento.

    E' doveroso, quindi, tutelare i bambini da quelle condizioni che non ne rispettino la dignità, i bisogni, la sensibilità. Bisogna fare in modo che i bambini possano disporre della migliore educazione possibile, giocare, utilizzare e sviluppare la fantasia, fruire di spazi adatti, del tempo necessario, dell'ambiente idoneo, della protezione e cura da parte degli adulti.

    Saranno attuate azioni dirette a:

    • diffondere la conoscenza e l’informazione sui problemi dell’adolescenza offrendo un concreto aiuto alle famiglie e alle altre agenzie educative che spesso si trovano disorientate e d impreparate di fronte al disagio giovanile e a tutte le problematiche le fase adolescenziale e preadolescenziale comporta;
    • riconoscere forme di disagio evolutivo che sono potenziali inibitori dello sviluppo psicologico e sociale del minore;
    • riconoscere e affrontare tutte le forme di disagio causate da abusi, violenza, mal cura e conflitti, vissute dai minori all’interno o all’esterno del nucleo familiare
    • sostenere, con accompagnamento sociale, soggetti e famiglie multiproblematiche e con forte deprivazione culturale ed economica, soprattutto nel sostenerne l’impegno educativo.
    • esercitare una funzione di prevenzione primaria per bambini e ragazzi facilmente esposti al rischio del disagio e della devianza;
    • favorire lo sviluppo sia delle capacità di socializzazione e di relazione, sia l’individuazione di capacità ed abilità teorico-pratiche importanti per la crescita dei ragazzi;
    • attivare un ambito di sostegno nei confronti delle difficoltà scolastiche e di accompagnamento educativo di minori appartenenti a famiglie multiproblematiche, bisognosi di tutorato educativo diurno;
    • prevenire la formazione di percorsi devianti e di processi di patologizzazione del disagio, consentendo un più armonico sviluppo delle caratteristiche di personalità del minore e delle sue potenzialità;
    • potenziare gli interventi tesi a prevenire e superare ogni forma di istituzionalizzazione dei minori e di allontanamento dal nucleo familiare;
    • assicurare l’accoglienza in servizi residenziali, funzionali ad una crescita sana e protetta;
    • collaborare con i centri della giustizia minorile.

    3.1.4. Persone anziane

    La situazione demografica del comune si caratterizza per un elevato livello di invecchiamento della popolazione che ha le sue cause principalmente nell’allungamento della durata della vita, nel calo di fecondità e nei flussi migratori riguardanti soprattutto la popolazione giovanile. Si tratta di un processo difficilmente arrestabile che, in considerazione della crescita del carico sociale della popolazione non attiva su quella attiva, pone il problema del finanziamento della spesa sociale.

    Gli anziani non sempre e comunque sono soggetti deboli, ma in primo luogo sono soggetti sociali, con esperienze di vita differenziate, che possono avere malattie croniche e comunque mantenere relazioni sociali e desiderare un ruolo attivo nella società. Per questo è necessario recuperare il senso di normalità di una società che oggi è diversa da quella del passato e in cui anche i problemi di assistenza e di bisogno devono trovare spazio attraverso una riorganizzazione della società stessa in funzione delle diverse esigenze che provengono da un soggetto sociale che oggi sta assumendo un peso sempre maggiore che in passato.

    Spetta alle istituzioni utilizzare gli strumenti disponibili e promuovere gli interventi più significativi al fine di creare o mantenere standard di contestualizzazione dignitosi, volti a scongiurare e superare eventuali stati di emarginazione e disagio. Bisogna considerare però che la domanda di servizi non è determinata esclusivamente dalle trasformazioni della struttura per età della popolazione, ma vi concorrono anche altri elementi quali la modificazione delle strutture familiari e dei comportamenti demografici degli individui, oltre che fattori di ordine economico e sociale. Nel quadro delle forme di assistenza rivolte alle categorie in condizioni di disagio, s’impone la necessità di individuare formule nuove di intervento in relazione alla diversificazione delle emergenze sociali in continua evoluzione. Con il modificarsi della struttura demografica del tessuto sociale si pone in maniera forte la necessità di adottare politiche sociali all’avanguardia sul piano della capacità di azione e della efficacia dei programmi che si pongano l’obiettivo di:

    • favorire e assicurare la permanenza dell’anziano nel proprio domicilio. Rimanere nel proprio domicilio è un diritto fondamentale dell’anziano, specialmente nelle situazioni in cui risulta incapace a provvedere in autonomia o quando la famiglia e l’ambiente circostante non sono in grado di fornire il necessario aiuto.
    • garantire un sostegno adeguato alla famiglia con anziani non autosufficienti bisognosi di assistenza a domicilio.
    • promuovere una visione positiva della persona anziana valorizzando le risorse che la stessa comunità può mettere a disposizione.
    • sostenere l’anziano nelle sue operazioni quotidiane, nella cura della propria persona sotto l’aspetto fisico, psicologico e nell’esercizio della sua cittadinanza, al fine di migliorarne la qualità della vita nel proprio ambiente domestico.
    • informare e orientare gli anziani e le loro famiglie sulle prestazioni sociosanitarie a cui è possibile accedere e le loro modalità di erogazione;
    • promuovere attività ricreative e di partecipazione sociale che impediscano il sopraggiungere della solitudine di vita nonché l’indebolimento dei legami sociali;
    • attivare e rendere efficiente la rete delle relazioni familiari, sociali, di servizio che permettano la permanenza degli anziani nel proprio ambiente di origine;

    3.1.5. Contrasto alla povertà e senza fissa dimora

    La definizione tradizionale di povertà, in termini di mancanza o scarsità di reddito, mette in luce una delle principali ragioni per cui una persona può giungere ad essere esclusa da molte attività sociali, compresa l’impossibilità ad acquistare i beni di cui ha bisogno, o di vivere nel modo in cui desidera, o anche di prendere parte alla vita della comunità. Bisogna individuare sia i soggetti potenzialmente più vulnerabili, sia gli strumenti più adatti a sostenerne le potenzialità in termini di capacità di condurre una vita dotata di senso per sé e per gli altri, di possibilità di sostenere relazioni significative e di assumere responsabilità verso gli altri.

    Si realizzeranno azioni che recuperino e consolidino le condizioni di cittadinanza, ovvero favoriscano il ripristino di idonee condizioni di abitazione e di socialità/affettività, come:

    • prevenzione delle forme di disagio, esclusione, marginalità e devianza collegate al permanere nel tempo di situazioni di povertà;
    • promozione delle pari opportunità di accesso e di esercizio della cittadinanza;
    • accompagnamento dei nuclei familiari e/o singoli soggetti nella risoluzione delle problematiche psicologiche, sociali e relazionali vissute;
    • sostegno e orientamento alle famiglie povere e quelle a rischio di povertà.

    3.1.6. Persone disabili e disabili gravi

    Sul versante delle azioni legate al problema della disabilità, esse sono dirette a sostenere, da un lato, le difficoltà che le singole famiglie incontrano nel provvedere autonomamente alla gestione dei problemi legati all'educazione e, principalmente, dall’altro a creare condizioni reali e percorsi possibili per l'integrazione sociale dei propri congiunti affetti da minorazioni. Si tratta di non solo di lenire i problemi legati alle mancanza di risorse economiche, ma di attuare strategie che puntino a superare principalmente i forti pregiudizi che le persone portatrici di handicap sperimentano nel loro porsi in rapporto agli altri.

    Rimuovere le cause invalidanti la piena integrazione sociale; creare le condizioni di pari dignità ed autonomia, nonché il rispetto del diritto di partecipazione alla vita della collettività per i portatori di handicap o, più semplicemente, svantaggiati: queste sono le finalità che si vogliono perseguire attraverso il raggiungimento dei seguenti obiettivi specifici:

    • Sollevare i carichi assistenziali delle famiglie;
    • Garantire i livelli minimi di prestazione;
    • Promuovere momenti e spazi di socializzazione e partecipazione sociale;
    • Pervenire ad un miglioramento delle condizioni psco-fisiche attraverso la rimozione degli ostacoli sociali e materiali che aggravano la condizione del diversamente abile;
    • Realizzare progetti personalizzati che favoriscano il rafforzamento e lo sviluppo dell’autodeterminazione sociale e dell’autonomia personale;
    • Attivare misure volte a consentire a tale utenza una vita di relazione sociale soddisfacente;

    3.1.7. Lotta alla droga

    Il fenomeno della diffusione delle droghe e sostanze psicoattive è in continua evoluzione per effetto di diverse variabili: sociali, economiche, culturali ed istituzionali.

    Il processo di cambiamento del tessuto sociale, connesso alla vicinanza con zone dell’area Domitiana dove il fenomeno del consumo e dello spaccio è molto radicato e diffuso, alla carenza di una risposta sociofamiliare e, infine, per l'assenza cronica dei servizi sanitari hanno fatto emergere diversi fattori di disagio e malessere, evidenziando forti segnali di rischio collegati al circuito tossicomanico. In tale contesto più frequenti sono le situazioni che portano interi nuclei familiari ad essere a rischio, a doversi cioè confrontare con problematiche di disagio e devianza, aspetti che indicano la potenziale disgregazione sociale: aumento dell'uso di sostanze stupefacenti e degli alcolici in misura preoccupante; aumento della diffusione delle nuove droghe nelle fasce adolescenziali; aumento della microcriminalità; aumento delle richieste di aiuto nelle situazioni di disgregazione familiare; aumento dei disturbi nell'area affettiva. I dati allarmanti sull'uso e abuso di sostanze stupefacenti all'interno del territorio comunale sono chiaramente leggibili nel numero di utenti in trattamento presso il SER.T. di Capua, a cui ben 63 (attualmente iscritti art. 25) soggetti continuano a rivolgersi, rappresentante circa l’1% della popolazione residente.

    Restano prioritarie le azioni dirette:

    • all’ascolto e orientamento rivolta ai giovani con problematiche di dipendenza da droghe e alcool, nonché alle famiglie bisognose di un orientamento transitorio di appoggio.
    • alla sensibilizzazione, prevenzione, educazione e promozione alla salute nei luoghi della scuola, in quelli di aggregazione dei giovani, nella famiglia con metodologie adeguate in grado di assecondare le esigenze di un’utenza articolata e complessa.
      • ai bisogni indifferibili di informazione, di prima accoglienza attiva volta a facilitare l’esplicitazione della richiesta d’aiuto, di presa in carico e sostegno e orientamento delle persone e delle loro famiglie colpite dal fenomeno della dipendenza da droghe e alcool direttamente e/o indirettamente, mediante l’attivazione coordinata delle risorse disponibili;
      • a creare una rete di solidarietà intorno a loro, di aiutarli ad identificare i motivi e i caratteri costitutivi di quei sintomi del disagio psicologico e sociale ed orientare l’utenza diretta e potenziale verso i servizi più adeguati a quella specifica problematica (ASL, comunità terapeutiche, presidi territoriali, ecc.);

    3.1.8. Armonizzazione dei tempi della città

    Quest’area costituisce una novità nell’ambito della pianificazione sociale rispetto alle annualità precedenti. L’esigenza di conciliare la fruizione degli orari della città in relazione alla diversificazione degli stili di vita passa, tra gli altri, attraverso il proposito di promuovere forme “più razionali” di accesso alle informazioni mediante:

    • l’introduzione di procedure informatizzate per accedere ai servizi della pubblica amministrazione;
    • promozione di forme di solidarietà nell’utilizzo del tempo.

    3.1.9. Gestione piani di zona

    In questa area rientrano le attività poste in essere per la predisposizione della programmazione sociale e l’attività di monitoraggio dei servizi nonché la somministrazione e l’analisi dei dati relativi alla soddisfazione dell’utenza al fine di:

    • realizzare un programmazione coerente con i bisogni dell’utenza e le necessità del territorio;
    • disporre di elementi certi di valutazione per migliorare il livello delle prestazioni sociali e orientare gli interventi in funzione delle nuove emergenze sociali.

    3.1.10. Segretariato sociale

    Al fine di assicurare a tutti i cittadini con diritti esigibili l’accesso al sistema dei LEA e ed ottenere prestazioni sociali di qualità, è prevista l’azione dello “sportello di segretariato sociale”, quale porta unitaria di accesso ai servizi sociali che, rivolgendosi a tutta la cittadinanza, con una particolare attenzione alle aree di popolazione più marginali, intende perseguire il consolidamento dei seguenti obiettivi specifici:

    • Fornire informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi;
    • Fornire spazi di ascolto, orientamento, mediazione sociale e culturale nonché di accompagnamento lungo i percorsi risolutivi del problema e/o orientamento sui problemi e interfacciamento rispetto agli altri servizi esistenti sul territorio;
    • Diffondere la conoscenza delle risorse sociali disponibili sul territorio, che possono risultare utili per affrontare le esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita dei cittadini;
    • Promozione dell’assistenza domiciliare per anziani, disabili e minori;
    • Attivazione delle risorse sanitarie integrate;
    • Promozione degli interventi di affido e sostegno alle famiglie multiproblematiche;
    • Ricoveri diurni e/o residenziali in Casa famiglia per minori, anziani e persone disagiate con problemi sociali che ne impediscano la permanenza nel domicilio.
    • L’esercizio del diritto di cittadinanza da parte dei cittadini appartenenti alle fasce più deboli per l’accesso al sistema programmato di interventi e servizi;
    • La partecipazione anche di altri soggetti non istituzionali ma comunque interessati all’attuazione del Piano, utenti, famiglie, associazioni di volontariato, il privato non profit.


    3.3. Le motivazioni dell’eventuale redistribuzione del 10% del FNPS per la programmazione dei servizi delle aree di intervento

    Dato l’ammontare del fondo previsto per ciascuna ara d intervento in relazione alle effettive esigenze di spesa per garantire il livello dei servizi attivi sul territorio comunale, non è stato ritenuto necessario avvalersi della flessibilità nella programmazione delle risorse finanziarie pari al 10% massimo del fondo complessivo (FNPS) assegnato a ciascun ambito. Infatti, per ogni area di intervento si è resa necessaria una integrazione cospicua degli stanziamenti regionali che scontavano, tra l’altro, anche la riduzione del 50% prevista per i comuni dissociatisi dall’ambito.

    Pertanto il comune ha confermato la distribuzione delle risorse per tutte le aree prioritarie come disposta dalla Regione, fatto salvo l’utilizzo delle risorse per finanziare la spesa programmata per il segretariato sociale che, essendo un servizio trasversale alle diverse aree, è stato finanziato con risorse FNPS provenienti da tutte le aree prioritarie nella misura massima del 5% di ciascuna area, fatte salve le aree vincolate dal decreto di riparto, nonché le risorse aggiuntive regionali relative ai servizi per anziani e disabili, e l’area per la gestione dei piani di zona.

    3.4. Azioni previste per area prioritaria: tipologie di servizi da garantire come livelli essenziali sociali e sociosanitari, altre tipologie di servizi ed interventi, servizi da gestire in continuità con l'annualità precedente

    3.4.1. Area trasversale

    Azione Descrizione attività

    “Segretariato Sociale”

    • Informazione e promozione degli interventi e dei servizi sociali
    • Ascolto, orientamento e filtro della domanda di aiuto
    • Mediazione sociale e culturale
    • Accompagnamento sociale
    • Monitoraggio dei bisogni e delle risorse del territorio
    • Indagini i qualità

    “La città solidale”

    • Promozione della rete dei servizi e degli interventi sociali territoriali;
    • Festival delle arti di strada
    • Elaborazione e divulgazione di materiale informativo su supporti cartacei e multimediali
    • Eventi di socializzazione
    • Promozione dell’incontro/confronto generazionale

    “Gestione piani di zona sociali”

    • Costituzione di un ufficio di staff per l’elaborazione delle schede di progettazione di dettaglio e delle schede finanziarie degli interventi sociali per la III annualità (anno 2004) del primo triennio di programmazione del piano di zona (legge 328/2000)
    • Consulenze terzo settore

    “Armonizzazione dei tempi della città”

    • Realizzazione di un sito web
    • Introduzione di procedure informatizzate per l’accesso ai servizi sociali
    • Comunicazione degli interventi innovativi
    • Monitoraggio e valutazione dei servizi erogati
    • Costituzione della “banca del tempo”
    • Indagini sulle condizioni di vita delle famiglie

    “Amministrazione”

    • Gestione dell’ente
    • Acquisto materiali e strumenti per le funzioni amministrative

    “Fondo per la natalità”

    • Consulenza e sostegno alla maternità e paternità
    • Contributi economici una tantum per interventi personalizzati (parti plurigemellari, degenze ospedaliere, ecc.)
    • Sviluppo di forme alternative di custodia dei figli (servizio “madre di giorno” o centri di accoglienza per bambini da 0-3 anni


    3.4.2. Area delle Responsabilità Familiari e dei Minori

    Azione Descrizione attività

    “Centro Famiglia”

    • Sensibilizzazione, Informazione e divulgazione temi della famiglia e problematiche ad essa connesse
    • Counseling individuale e di gruppo
    • Mediazione familiare
    • Formazione per le famiglie
    • Presa in carico del minore e attivazione percorso terapeutico per minore e famiglia

    “Budget di Cura”
    Sistema di servizi, azioni e interventi socio-sanitari di concerto con l’Asl

    • Pediatria di base
    • Psicologia clinica dell’età evolutiva
    • Neuropsichiatria infantile
    • Servizio consultoriale per la famiglia
    • Sostegno scolastico e formativo per donne e minori
    • Deistituzionalizzazione minori e ricostruzione del contesto familiare
    • Inserimento in case famiglia
    • Borse lavoro per madri nubili
    • Affidi
    • Cure domiciliari per minori disabili

    “Ex-Enaoli”

    • Contributo economico erogato a favore di orfani di un genitore e/o, orfani allontanati dal genitore con provvedimento del Tribunale per i minori, ecc.

    “Inserimenti in comunità educative”

    • Ricovero in case famiglia di minori allontanati dal nucleo familiare su disposizione del tribunale;
    • Offrire un ambiente sereno e ricco di stimoli positivi, al riparo da situazioni di degrado.

    “Sussidio madri nubili”

    • Sostenere economicamente le madri nubili

    “Centro diurno socio-educativo e di aggregazione”

    • Ascolto, aggregazione ludico-formativa
    • Percorsi socio educativi rivolti a minori
    • Attività di socializzazione;
    • Attività sportive escursioni ricreative e culturali

    3.4.3. Anziani

    Azione Descrizione attività

    “Assistenza domiciliare”

    • Aiuto domestico e preparazione pasti
    • Igiene e cura della persona e della casa
    • Accesso ai servizi territoriali
    • Aiuto alla socializzazione

    “Budget di Cura”
    Sistema di servizi, azioni e interventi socio-sanitari di concerto con l’Asl

    • Servizio di Assistenza domiciliare: aiuto domestico, cura e igiene persona e casa, aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona (LEA)
    • Prestazioni terapeutiche di recupero e mantenimento funzionale delle abilità per non autosufficienti in regime residenziale e semiresidenziale, ivi compresi interventi di sollievo (LEA)
    • Socializzazione e partecipazione sociale e culturale
    • Sostegno economico

    “Centro diurno socio-ricreativo”

    • Attività ricreative e del tempo libero che favoriscano la piena integrazione della persona anziana
    • Partecipazione attiva alla vita sociale (socializzazione, gite sociali, attività culturali, ecc.)

    “Soggiorno climatico”

    • Soggiorno in località turistiche di interesse storico e artistico
    • Arricchimento culturale e integrazione sociale
    • Sviluppo delle relazioni interpersonali

    “Cure termali”

    • Accompagnamento al ciclo di cure termali
    • Mantenimento dello stato di salute e del benessere psico-fisico.
    • Attività di socializzazione

    “Telesoccorso”

    • Monitoraggio dello stato di salute degli anziani soli
    • Servizio chiamata pronto intervento in caso di emergenza
    • Sostegno psicologico

    3.4.4. Contrasto alla povertà

    Azione Descrizione attività

    Grruppi appartamento”
    Pronta accoglienza di singoli e nuclei familiari che vivono emergenze alloggiative  Accoglienza

    • Alloggio e Vitto per max 60 gg
    • Possibilità di cura e igiene del corpo
    • Aggancio a servizi del pubblico e privato per la risoluzioni di eventuali problematiche specifiche
    • Accompagnamento alla ricerca di alloggio e/o lavoro

    “Reddito di cittadinanza”

    • Counselling individuale
    • Erogazione assegno mensile

    “Contributo per il canone di locazione”

    • Contributi economici per il pagamento del canone di locazione a coloro che vivono in condizioni di bisogno.

    “Contributi per acquisto titoli di viaggio”

    • Erogazione di benefici economici o titoli di viaggio per favorire la mobilità regionale

    “Interventi straordinari ed emergenze abitative”

    • Interventi per cittadini in grave stato di bisogno materiale;
    • Sistemazione per emergenza abitativa

    “Assegno di convitto”

    • Sostegno ai costi per la frequenza scolastica in regime di residenzialità;
    • Incentivo all’istruzione scolastica;

    “Assegno di studio”

    • Integrazione dei fondi per il diritto allo studio;
    • Sostenere alle spese per l’acquisto di testi e sussidi didattici
    • Sostegno alla frequenza scolastica e all’assolvimento dell’obbligo.

    “Assegno di maternità e al nucleo familiare”

    • Sostegno economico alla maternità
    • Sostegno economico ai nuclei familiari numerosi

    3.4.5. Disabili

    Azione Descrizione attività

    “Budget di Cura”
    Sistema di servizi, azioni e interventi socio-sanitari di concerto con l’Asl

    • Assistenza domiciliare: aiuto domestico, cura e igiene persona, aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona (LEA)
    • Socializzazione e partecipazione sociale e culturale
    • Prestazioni terapeutiche e socio-riabilitative in strutture a bassa intensità assistenziale per persone con problemi psichiatrici (LEA)
    • Prestazioni terapeutiche e socio-riabilitative in regime residenziale per disabili gravi (LEA)
    • Prestazioni terapeutiche e socio-riabilitative in regime residenziale per disabili senza sostegno familiare (LEA)
    • Prestazioni di cura e riabilitazione e trattamenti farmacologici nella fase di lungo assistenza in regime residenziale per persone affette da AIDS (LEA)
    • Prestazioni di cura, trattamento per malati terminali
    • Sostegno economico

    “Centro diurno socio educativo insieme”

    • Accoglienza della persona disabile
    • Attività (laboratori di manualità, psicomotricità, ecc) per il potenziamento e/o mantenimento delle capacità residue a seguito di traumi, malattie congenite e non
    • Integrazione sociale.

    “Assistenza e trasporto scolastico”

    • Assistenza scolastica
    • Trasporto da casa a scuola
    • Attività di sostegno/sviluppo delle capacità espressive e cognitive del disabile.

    “Incentivo ai cicli di riabilitazione”

    • Contributi economici per incentivare la frequenza ai centri di riabilitazione

    “Assistenza domiciliare”

    • Aiuto domestico, ascolto e accompagnamento
    • Accesso ai servizi territoriali
    • Sostegno nella vita sociale e di relazione

    3.4.6. Dipendenze

    Azione Descrizione attività

    “Budget di Cura” Sistema di servizi, azioni e interventi socio-sanitari di concerto con l’Asl

    • Trattattamento farmacologico
    • Sostegno psicologico e accompagnamento alla risoluzione della dipendenza
    • Inserimento in strutture riabilitative
    • Inserimento in percorsi formativi
    • Inserimento lavorativo
    • Socializzazione e partecipazione sociale

    “Centro ascolto il Mito di Anteo”

    • Sensibilizzazione e informazione sul fenomeno droga ed alcool.
    • Ascolto, orientamento e presa in carico

    “Escursioni socio-culturali”

    • Soggiorno in località turistiche di interesse storico e artistico per i giovani;
    • Offrire occasioni di socializzazione e di partecipazione attiva

    “Informagiovani”

    • Creazione di punti di accesso informativi
    • Promozione dell’informazione
    • Sviluppo delle reti comunicative


    3.6. Piano di Comunicazione Sociale dell'Ambito Territoriale

    E’ attivo il sito per l’informazione sociale all’indirizzo web www.igesscellole.it su cui è possibile trovare notizie sulle modalità di accesso alle prestazioni erogate, nonché sulle iniziative in corso.



    postato il 5 gennaio 2010 |