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Stop al sito di stoccaggio RSU autorizzato con ordinanza n. 32 del 24.7.06 del Sindaco
[petizione del 20.08.06]

Al Presidente della Regione Campania
Al Difensore Civico della Regione Campania
Al Presidente della Provincia di Caserta
Al Difensore Civico della Provincia di Caserta
Al Commissario Straordinario Emergenza Rifiuti
Al Prefetto di Caserta
e p. c. Alle Associazioni
Legambiente Campania
WWF Campania
Loro sedi

Premessa:

  • in data 8.7.2006, con nota prot. n. 9428/2006 (inviata a Egeaservice, Prefettura, Procura, Asl e autorità di polizia locale), il comune avvertiva di essere pronto a vietare l’ingresso a Baia Domizia ai non residenti a causa della situazione di gravità provocata dai rifiuti;
  • la Provincia (nota prot. n. 11352 del 11.7.2006) e i Carabinieri di Baia Domizia (nota prot. N. 16/32 del 19.7.2006) invitavano il comune a rimuovere cumuli di rifiuti abbandonati.
  • stante “la carenza di prospettive per una ragionevole soluzione, sia pure temporanea, del problema, al fine di esprimere garanzie di tutela della salute pubblica” il Sindaco in data 24.7.2006 ha emesso l’ordinanza n. 32, prot. n. 10173 (notificata ai ministeri competenti, alla regione, al commissario per l’emergenza rifiuti, al prefetto ecc.), con cui:
    • -ha individuato l’area da espropriare della superficie di 3.700 da destinarsi a sito di stoccaggio provvisorio, identificata al foglio 154 particella 5007 del catasto;
    • -ha incaricato il Responsabile dei servizi alle opere pubbliche ad adottare gli atti di gestione;
    • -ha stabilito in sei mesi l’efficacia dell’ordinanza.
  • il Responsabile dei servizi alle opere pubbliche con proprie determinazioni:
    • -n. 198/OP del 24.7.2006, ha impegnato la spesa preventivata di € 220.000,00;
    • -n. 209/OP del 1.8.2006 ha approvato gli atti relativi alla trattativa privata e ha affidato alla Geos environment i lavori per la realizzazione del sito per l’importo di € 126.864,24 (oltre iva).

Questo sito di stoccaggio è la terza discarica realizzata a Cellole nel giro di due anni, con il rischio concreto di trasformare un territorio limitato per estensione (appena 3500 ettari di superficie) in una pattumiera permanente, compromettendo irreparabilmente l’ambiente e l’economia dei settori produttivi che vivono prevalentemente di turismo grazie al litorale domizio. Dopo la discarica di Sessa Aurunca alle spalle di Borgo Centore, frazione di Cellole, su area demaniale a meno di 200 mt. dal confine comunale e dalla S.S. quater domiziana da cui è perfettamente visibile, e il sito di trasferenza in località Pescara, sul territorio cellolese a 5 km dal centro urbano [entrambi realizzati nel 2004 per fronteggiare la drammatica emergenza rifiuti di quella stagione che, per dimensioni durata e gravità, tanta attenzione ebbe anche sui media nazionali oltre che nelle agende degli organi di governo locali e statali] non è minimamente accettabile che la comunità e il territorio di Cellole possano sopportare la presenza di un nuovo sito di stoccaggio.

In primo luogo, si eccepisce la carenza dei motivi di urgenza di cui agli art. 50, comma 5, e 54, comma 2, del d.lgs. 267/2000 richiamati per giustificare l’ordinanza n. 32/2006 del Sindaco.
Il riferimento alla corrispondenza con gli organi provinciali e di polizia locale (appena 2 comunicazioni) e la sospensione delle operazioni di scarico presso i CDR limitata e circoscritta, che non ha avuto nemmeno rilievo sui principali mezzi di informazione, per nulla assimilabile alla situazione registrata nel 2004, non sembrano tali da decretare lo stato di emergenza rifiuti per autorizzare, con un’ordinanza, la realizzazione di un sito di stoccaggio temporaneo sul territorio comunale per un periodo di 6 mesi. Così facendo si è voluto scavalcare/aggirare la competenza del Consiglio comunale che, considerati i tempi di azione/reazione dell’Amministrazione (8 luglio constatazione del disagio/24 luglio emissione dell’ordinanza), poteva benissimo essere convocato in via d’urgenza (sono sufficienti 24 ore) e affrontare la questione, potendo individuare anche soluzioni alternative.

In secondo luogo si contesta la violazione del principio di economicità, con aggravio di costi ingiustificati a carico della collettività.
Il costo complessivo dell’intervento (espropri e lavori) è stimato in € 220.000,000 €. Non si comprende perché l’Amministrazione, per fronteggiare tale emergenza, non abbia ritenuto di utilizzare il sito di trasferenza già esistente in località Pescara, realizzato nel 2004, per il quale il comune continua a corrispondere annualmente ai proprietari i costi per l’occupazione d’urgenza. Anzi ha preferito realizzarne un altro con un esoso dispendio di risorse, non solo quelle necessarie alla messa in sicurezza del nuovo impianto, ma principalmente quelle che si dovranno spendere per la bonifica del sito utilizzato al termine della situazione di emergenza (stimata in 6 mesi dal Sindaco). Non uno, quindi, ma ben due siti dovranno essere bonificati con una evidente duplicazione di costi.

In terzo luogo, al di là delle irregolarità nelle procedure finanziarie e contabili che sono state segnalate agli organi competenti per gli accertamenti di rito, si obietta una presumibile inosservanza delle norme di sicurezza.
Poiché il progetto del sito (elaborati, schede, ecc.) non è stato oggetto di nessun atto formale di approvazione (delibera/determina), è lecito chiedersi se siano state osservate le norme a salvaguardia della tutela ambientale e della salute dei cittadini. Ci si riferisce, in particolare, all’ubicazione del sito per l’eccessiva vicinanza al centro urbano; alla sua delimitazione con un canale che scarica direttamente a mare; alla sua idoneità rispetto ad un’indagine accurata sui venti, data la nota esposizione del centro urbano all’emissioni maleodoranti dell’ex azienda Cirio che sorge alle sue spalle; ai nulla osta e alle autorizzazioni obbligatorie da rilasciarsi preventivamente a cura degli organi di vigilanza per il corretto funzionamento dell’impianto; all’adozione delle misure di sicurezza e prevenzione (adeguata recinzione, impianto antincendio, ecc.).

Ciò premesso, i sottoscritti inoltrano la presente petizione affinché le SS. LL., ciascuna per la parte di propria competenza, intervengano tempestivamente per fermare la realizzazione di questo scempio ambientale.